Obiettivo Primario: Screditare i Movimenti

DI GIANPAOLO MARCUCCIConferenza Stampa rinvio di Juventus - Parma 29 - 03 - 2008<br />V2 Day di Beppe Grillo a Torino 25 Aprile 2008

Un leader scaltro che possiede i media, deve fare di tutto al fine di screditare i movimenti politici che partono dai cittadini. In un sistema in cui la massa è controllata dall’alto, non è auspicabile lasciare spazio a gruppi organizzati di individui che portano avanti contenuti che potrebbero minare alla base del mantenimento dello status quo della casta. Il potere economico e politico deve rimanere nelle mani delle stesse persone, mentre il popolo deve credere che esista una “scelta” elettorale libera e che il leader di una coalizione sia diverso da quello dell’altra.

Se un movimento nuovo e propositivo, che parte dalla rete e che è composto da persone comuni, riesce, per i suoi risultati positivi, a divenire una vera e propria forza politica che non si può più ignorare, il potere deve correre ai rimedi e sfruttare tutti i mezzi in suo possesso per annientarlo il prima possibile. La tecnica utilizzata è sempre la stessa: distogliere l’attenzione della massa dal programma del movimento e concentrarsi sul creare un’immagine negativa delle persone che lo compongono.

Si raccolgono così tutte le informazioni possibili riguardo agli esponenti di tale gruppo e si va alla ricerca di qualsiasi elemento buono per screditarne almeno uno (ancora meglio se di spicco). L’obiettivo è quello di spostare in tutti i modi l’attenzione dai contenuti alla persona, screditando insieme alla sua immagina personale, qualsiasi cosa essa rappresenta, comprese le proposte e i programmi. Accade così che il movimento, grazie ad un ben curato disegno mediatico, va sulla bocca di tutti, ma non per le proposte che fa, buone e innovative, ma perché un suo esponente, il giorno x all’ora x, ha commesso un’azione deplorevole, oppure ha detto un frase impronunciabile, magari tagliata da un discorso, mirato e molto lungo, del quale i contenuti complessivi non si sapranno mai. Si scende al livello del pettegolezzo per coprire le proposte.

Il programma del movimento non va menzionato, nessuno deve conoscerlo, mentre tutti devono poter argomentare, al bar, in ufficio, a casa, a scuola o all’università, le proprie opinioni  e perplessità riguardo a “quell’esponente” del movimento o a quell’evento particolare in cui la televisione ha riportato una fantomatica assenza di un qualche particolare principio democratico. Reagire emotivamente alle provocazioni dei media è molto più facile che proporre costruttivamente, è molto più facile trovare il cavillo e criticarlo sterilmente, rispetto a proporre un’alternativa e rimboccarsi le maniche per realizzarla. I politici devono apparire come tutti uguali, nessuno escluso. Partiti, movimenti, sindacati, associazioni, le differenze devono essere annullate in modo che nessuno possa spiccare per qualità positive. Il meccanismo è quello del “sono tutti uguali, rubano tutti”.

Tutto ciò potrebbe apparire controproducente anche per il leader, tuttavia in un paese dove chi si candida è anche padrone dei canali di comunicazione di massa, questo non accade. Chi possiede i media infatti alla lunga trae vantaggio dal fatto che può contare sul consenso di tutta quella parte della massa che forma le proprie opinioni, in modo particolare, attraverso ciò che vede e sente in televisione. Così, incentivando la rassegnazione e il disinteresse verso la politica, ottiene l’astensione di coloro che vorrebbero esprimere una preferenza critica nei confronti del sistema (gli astenuti, che non esistendo quorum per le elezioni, vengono così esclusi totalmente dal meccanismo elettorale), e un voto superficiale da parte di tutti gli altri. Abbiamo già visto più volte come questo “voto superficiale” andrà proprio a favore di chi possiede i media.

Il vero problema sta nel fatto che noi continuiamo a pensare che andare a votare sia un’azione sufficientemente partecipativa e che basti per garantire l’esistenza della democrazia. Andare a votare non basta, dobbiamo noi impegnarci in prima persona nella proposta di alternative al sistema e  sopratutto nella soluzione dei problemi della società, investendo le nostre risorse e il nostro tempo senza pensare che un giorno arriverà un tecnico, un guru o un salvatore a portarci via dalla crisi. Di certo però andare a votare resta comunque necessario, e quando tra i candidati si presenta una forza innovativa che non segue le logiche dei partiti ed è composta da gente comune, se il suo programma è buono, questa va sostenuta, al fine di avvicinarci sempre di più ad un nuovo modello di politica.

Le elezioni nazionali, grazie alle quali tali movimenti hanno l’opportunità di entrare in parlamento, come un virus benefico, sono un’occasione troppo grande da perdere a causa di dibattiti su cavilli organizzativi o rivalse personali. Abbiamo un’urgenza enorme a cui far fronte. Smettiamo di badare alle persone e concentriamoci sui contenuti. Non siamo ancora alla democrazia diretta, non siamo neanche ancora alla democrazia liquida, le tecniche di gestione miglioreranno, i metodi di elezione anche, ma, per il momento, dobbiamo renderci conto che l’unica vera possibilità che abbiamo è quella di smettere di votare i partiti e cominciare a dare il nostro consenso ai movimenti che partono dal basso. Prima portiamo i movimenti in parlamento e poi potremo occuparci di tutti i cavilli che vogliamo. Facciamo breccia adesso che ne abbiamo l’opportunità, rompiamo lo status quo, altrimenti rischiamo che quando passerà il prossimo treno l’alternativa alla casta non sarà più disponibile. 

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