Meditazione Nella Vasca a Deprivazione Sensoriale

DI GIANPAOLO MARCUCCI

Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi della mia esperienza di meditazione all’interno di una vasca a deprivazione sensoriale. Tale strumento è utilissimo a favorire stati di coscienza profondi, in quanto, grazie a come è progettato, permette di azzerare qualsiasi potenziale disturbo sensoriale che di solito distoglie l’attenzione e disturba la meditazione: una volta entrati ci si trova a galleggiare sospesi in un ambiente privo di stimoli visivi e uditivi. Per il raggiungimento di stati profondi di coscienza non è assolutamente richiesta la presenza di strumenti esterni, tuttavia vi sono condizioni come appunto tale vasca, che possono favorirli.

Nel video parleremo di cos’è la meditazione e quali sono i benefici che può portare con Stefano Zonta, operatore olistico che nel suo centro ospita la vasca dove ho avuto la mia prima esperienza di galleggiamento. Qui sotto invece allego la descrizione di tale esperienza.

Buona visione e buona lettura

“Sono in ansia sto per entrare nella vasca, ho una grande aspettativa di quello che accadrà. Entro nella vasca, è caldo, l’acqua è tiepida, l’ambiente riscaldato, percepisco che dal punto di vista fisico è molto piacevole. Mi sdraio ed è piacevole anche il fatto di galleggiare, galleggio, sono sospeso nel vuoto. Non ho bisogno di muovere nessun muscolo né di fare nulla, sto semplicemente galleggiando. Ho un cuscino galleggiante che mi sostiene la cervicale, così non devo nemmeno fare sforzi per tenere il collo. Spengo la luce, è tutto buio, completamente buio, non ci sono rumori, le mie orecchie sono dentro l’acqua. Gli occhi vedono il vuoto e il buio, il corpo è totalmente rilassato, appoggiato. Mi sforzo di sentire il corpo pesante, perché mi ricordo delle precedenti meditazioni che ho fatto a terra partendo dalla percezione del corpo come cosa pesante, ma non riesco, non riesco ad essere pesante, sono leggero, sospeso nel vuoto. Inizio pensare: sono da solo dentro la vasca e non c’è niente nessuno che mi può minacciare…eppure ho ansia. Così mi preoccupo, ho l’ansia, potrei avere un attacco di panico, non sarebbe piacevole, sprecherei la mia occasione di meditare, diventare intelligente, raggiungere stati profondi perché ho l’ansia, cerco di distrarmi, cerco di partire dalla percezione del corpo, ma andiamo male, percepisco solo il cuore che batte più forte di quello che dovrebbe secondo me, allora provo a lasciarmi andare a sentire le gambe, le braccia, il tronco, è strano, sono come assente al mio corpo. Quà bisogna cambiare strada….Mi ascolto, sento che ho sonno, non va bene, non posso avere sonno, non sono venuto qui per avere sonno e dormire ma per meditare, mi concentro così caccio il sonno, mi risale l’ansia…pausa. Un momento, forse il corpo vuole comunicarmi qualcosa, che non dormo abbastanza, che sono stanco, che ho sonno, che faccio quello che medita e poi ho sonno, ok, lo seguo mi rilasso. Entro in uno stato di dormi-veglia dove vedo immagini non chiare di persone e cose, sono rilassato, sto un po li, poi ne esco, esco dallo stato di dormi-veglia, non ho idea di quanto tempo sia passato, non ho idea di nulla, penso all’esterno, inizio ad essere disturbato: dopo devo fare l’intervista, l’intervista poi deve essere approvata. Il mio stato è più profondo di prima. Sono in ansia perché penso che il mio lavoro deve essere approvato. Proseguo. Mi vengono in mente delle riflessioni sul tempo. Io che poco tempo prima avevo fatto colazione non c’ero più, e non c’era nemmeno io che anni fa, o ieri, venivo umiliato oppure trattato male, oppure io che 10 minuti fa ero nella vasca e pensavo all’ansia. Proseguo, è solo un pensiero. La mia posizione inizia a farsi scomoda, c’è il collo che mi da fastidio, c’è qualcosa che non va, è tutto molto più scomodo di prima, “sto facendo resistenza” penso. Non capisco e dico: ma come io voglio uno stato più profondo, voglio essere illuminato, voglio purgarmi, voglio togliermi i traumi, voglio essere privo dell’Io, lo voglio con tutto me stesso, e perché sto facendo resistenza? Io lo voglio.

Arriva una domanda: “Lo vuoi?” un attimo di silenzio. “Certo certo che lo voglio!” La domanda però rimane li, come se la mia risposta non l’avesse neanche scalfita, come se non avesse nemmeno bisogno di risposta. Allora la rispetto “lo vuoi? Cosa vuoi?” Se ne andata un po’ di ansia e soprattutto se ne andata la paura che quello che sto facendo lo sto facendo in modo sbagliato. Sbagliato secondo chi? Allora chiedo all’operatore del centro (con cui sono costantemente collegato e mi sente in cuffia) di mettermi un po’ di musica di sottofondo; prima non l’avevo fatta mettere perché altrimenti chissà cosa avrebbero pensato gli altri di me, sarei di sicuro stato un mediatore poco serio. Sorrido. Parte una musica molto leggera, volume basso, la sento dall’acqua. Appena parte sento una sensazione piacevole. Torno alla domanda. Lo vuoi? Mi sento come una grossa statua piena di polvere che si deve muovere. Mi ripeto la domanda, Cosa vuoi?

Ad un certo punto la filosofia se ne va e arriva una risposta: “A me non me ne frega niente”. Non mi convince molto, a me frega, sono uno che ci tiene a queste cose, ma si ripete: “A me non me ne frega niente di essere illuminato, essere illuminato è come vincere al superenalotto per me, è un’idea che mi da sicurezza”. Mi dico: “Ma come? Che vuol dire?” Arriva una frase senza che io l’abbia pensata: “Io vivo costantemente in attesa che accada qualcosa, non vivo mai nel momento in cui accade quel qualcosa, vivo sempre nell’attesa. Sempre, continuamente, sono in tensione, ho come un motorino nella testa che fa un brusio continuo e non smette mai ma dice – smetterò di farlo quando arriverà quel qualcosa – ma non arriva mai quel qualcosa. Vivo come se mi stessero sempre rincorrendo e io non potessi mai fermarmi. Non sono libero, sto sempre e costantemente correndo, sempre di fretta, in attesa, vivo di fretta perchè c’è qualcosa che scade, c’è qualcosa che sta per arrivare e io non posso essere impreparato quando questa cosa arriverà…che fai qui ti vengono a salvare e te sei impreparato?” A questo punto una voce dice: “Voltati”. Mi volto, non c’è nessuno dietro di me, nessuno che mi sta rincorrendo. CAMBIA TUTTO. In quel momento sento un brivido che unisce il mio stomaco alla testa, forte, ho gli occhi chiusi e vedo come un energia, un fuoco, un qualcosa che va verso l’alto e che io sto generando. E’ come un fuoco infinito che produco io, sento come se non stessi brucando energie, non le stessi consumando ma le stessi io producendo, e come se ce ne fossero in più, ne avanzo, inizio a sorridere, rido, rido di gusto, “Voltati, è tutto ok, non c’è nessuno che ti sta inseguendo”. Mi sento al sicuro, mi abbraccio, sorrido e sono felice.

E’ una sensazione che dura per un po’, non so dire quanto, poi la voce dell’operatore mi chiama e mi dice che sono passate 2 ore e che devo piano piano riprendermi e uscire. Riprendo il corpo piano piano e sono ancora un po’ immerso in quella sensazione, piano piano mi alzo e vado a fare la doccia, è la doccia più bella che abbia mai fatto. Finito mi asciugo piano piano ritorno al mio stato attuale, con qualche strascico. Incontro l’operatore per fargli l’intervista, non passa molto e torna il brusio…l’ansia, l’intervista, gli impegni, la vergogna, la paura… Sono tornato.”

 

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