Le Voci nella Testa

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Stamattina ho meditato appena sveglio. Ho riconosciuto che pochi istanti dopo essermi svegliato stavo già attaccandomi a ghirigori di pensieri che mi facevano salire l’ansia. Come se appena alzato subito fossi entrato in una routine frenetica in cui non c’è un attimo per rilassarsi e riflettere, come i lavoratori di Manhattan, di quelle situazioni che entri nel meccanismo da piccolo e ne resti incastrato fino al momento della morte. Non so se si capisce: sveglia, bagno, colazione, metro, lavoro, pranzo, lavoro, metro, cena, tv, dormita e di nuovo, così per tutta la vita. Per tutta la tua vita, nonostante che non sei mai tu in nessun passaggio. Non guardi mai, sei dentro. Sei nella parte. Come se a un certo punto ci fosse un colore che non è il tuo, sempre più marcato, all’inizio è solo un rosa chiaro, poi diventa rosso carminio, lo senti che non l’hai colorato tu, ma lo accetti e vai avanti così, resta tutta la vita tutto di quel colore. Ma non è il tuo, ma che fa? Dai adesso va bene così, non ho tempo per pensare ad altri colori. Come con la muffa sul muro, all’inizio è piccolissima, basterebbe toglierla in un attimo ma non lo fai, dopo due anni è un mostro enorme, si potrebbe dire che non l’hai fatto tu?

Ecco stamattina è come se mi fossi accorto del momento in cui appena sveglio, tiro su le tende di quest’opera teatrale, di quando entro nella routine, un po’ più in profondità però, non la routine materia, la routine della mente.

“Come uscire?” mi chiedo.

Io nella testa ho mille voci, sono sicuro che è così per tutti. Non mille voci di persone diverse.  Mille linee, stringhe di discorso, di pensiero che sono tutte mie, certo come potrebbe essere altrimenti? Non vedo nessuno entrare nella mia mente e mettermici cose.

Ogni tanto alcune di queste voci, alcune stringhe, sono più saggie di altre. Ogni tanto alcune voci mi dicono di dubitare delle mie paure.

Se sto attento a volte capita che se penso a una domanda, la risposta la so già (e a volte non mi piace), non faccio in tempo nemmeno a formularla. Come se avessi un database, in stile google per intenderci, e l’unica cosa che mi separa dalla sua onniscienza e la domanda che faccio. Il database, come google, risponde immediatamente ma a una sola domanda per volta.

Per “sua onniscienza” intendo del database, prendiamolo come un mio comparto, ma non direi di memoria fisica, non direi nemmeno solo database, è più un intelligenza artificiale perché ha anche capacità di ragionamento, non so ancora bene come definirlo è appena nato. Oh sempre che vogliamo dare i nomi ai bambini! Magari vorrebbero sceglierseli da soli.

“Come esco da questa routine che mi fa soffrire? Come esco dal pensiero?”
“Come puoi pretendere di uscire dal pensiero se sei il pensatore, non ha senso, è come se un pasticcere dicesse di voler uscire dalle torte che produce.

Che senso ha cercare fuori modi per uscire da una cosa all’interno della quale non sei. E’ una frase senza logica. Fa ridere, senza offesa.
Sei tu che crei il pensiero, se trovi che ci sia qualcosa che ti disturba in questo, crea un’altra cosa
Se non ti piacciono le torte, smetti di farle.
Se non ti piace il pensiero smetti di creare pensiero, crea semplicemente una cosa diversa”

Il ragionamento che arriva dall’intelli-google che ho nella testa è questo. Ed è accompagnato anche da una lieve sensazione di leggerezza e serenità. Non dura molto però, penso:

Come ho elaborato questo ragionamento?

Ci sono varie possibilità:

Me lo sono inventato in base alle informazioni (le parole, parole: bla bla bla) che ho in memoria rispetto agli insegnamenti di Marco.
Ho io la facoltà di accedere a qualcosa che non è nella memoria, che mi da le risposte giuste come un oracolo.

La prima è la tesi che più seguo, è brutta ma è rassicurante, non è cambiato mai nulla, è tutta suggestione misto memoria.
In fondo sempre più persone intorno a me dicono di sentire dentro di se la voce di una parte sicura e profonda che non sbaglia, magari per invidia, per frustrazione, me la sono inventata anche io. Razionalmente sono una spada, posso simularla questa voce, sono forte, si…vero…però posso fare al massimo come i primi esperimenti di intelligenza artificiale in cui si ipotizzavano, e successivamente creavano macchine che dovevano colloquiare con essere umani e non farsi scoprire nel loro essere macchine. Erano in gamba ma le sgamavi sempre.
Io sono in gamba, ma mi sgamano, mi sgamo.

La seconda è una tesi pericolosa. Parte comunque dall’assunto che sempre più persone dicono di poter accedere ad una fonte pulita. Attraverso la mente, nella testa intendo, cioè non chimicamente, parlo terra terra, per capirci meglio, come parlare con Dio o con l’intelligenza, con il tuo Io profondo, con quella cosa la. Parte dallo stesso punto ma poi dice: E se fosse vero?
Ecco la seconda tesi, non c’è altro, solo una domanda che dice: Ma se io volessi prendere in considerazione per un secondo che io ho il potenziale di avere tutte le risposte alle mie domande, risposte giuste, oggettivamente, senza bisogno dell’esperienza? Il prenderlo in considerazione è l’inizio e la fine della seconda tesi. Perché poi gli stai dando legna da ardere, e come se i server dell’intelli-google prima erano 7mila, timidini e ora hai strappato un assegno di due trilioni di dollari per comprarne altri 5 triliardi (di server). Se lo prendi in considerazione, poi, ti fai una domanda:

“Come provo quale delle due tesi è giusta? come provo che ho le risposte?”

“Provalo” dice I.G. (Intelli-google, mi piace tantissimo questo nome)

ahahah cioè, per provarlo, lo devo “provare”, nel senso che devo provare, testare le risposte e vedere i risultati, solo così funziona…dice…dico…bo…dico.
Provare le cose, farle, crearle. Insomma mia la necessità, mia la creazione, mia la riuscita, mio il risultato, mia la soddisfazione…ma in primis mia la responsabilità e mio l’impegno. E poi che vorrebbe dire che lo devo provare? Mi dovrei fidare senza prima avere tutte le granfie su carta bollata con simulazione già andate a buon fine il 100% dei casi? E’ un atto di fede? E poi perché questa voce, fila sempre con tutto quello che Marco mi ha sempre detto, e che dice pure Eckart Tolle, Krishnamurti, e ogni tanto pure Fauno. Di che stiamo parlando qui?

Certo però il discorso fila: Come lo provo? Provalo.
Mah, vediamo è sicuramente suggestione, ma di certo io lo dico, se non lo fosse, questa voce, è una voce paracula.

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