La Città della Colpa

DI GIANPAOLO MARCUCCI

Cloud_City_by_aksu

C’era una volta un uomo di nome Reus, che sentiva un insopportabile conflitto dentro se stesso. Un bel giorno, decise, per placare il suo dolore, di cospargere di letame tutti coloro in città fossero scoperti avere una volontà che minacciasse la sua.

Iniziò con il primo, gli veniva sempre in mente fin da piccolo, voleva avere l’albero più alto. Anche Reus voleva avere l’albero più alto, così andò con un camion di fronte la sua casa e scaricò un quintale di letame.

Venne poi il secondo, voleva avere tutte le donne del mondo. Anche Reus voleva avere tutte le donne del mondo, così andò con un camion di fronte la sua casa e scaricò una tonnellata di letame.

Il terzo e il quarto erano fratelli, il primo voleva per se tutto il denaro, il secondo tutto il potere. Anche Reus voleva allo stesso modo il potere e il denaro, così andò con un camion di fronte la loro casa e scaricò 1000 tonnellate di letame.

Andò avanti così per molto tempo, fino a che, un giorno, l’intera città era interamente cosparsa di letame.

Reus tuttavia, non ancora soddisfatto decise di fare visita casa per casa ai suoi nemici e vantarsi con loro del fatto che la sua modesta dimora in città era l’unica a non avere letame intorno. Non appena arrivò dal primo però notò subito che qualcosa non quadrava. In casa non c’era nessuno e sul portone, dietro al nome del malcapitato scritto a matita, v’era una etichetta in oro che recitava a caratteri ben visibili una frase di poche parole: Qui vive Reus, il re della città della colpa.

Reus penso subito che fosse uno scherzo così decise di cospargere con ancora più letame la casa. Andò poi dal secondo, un pochino soddisfatto, ma trovò la stessa etichetta.
“Com’è possibile?” pensò.
Corse così immediatamente a vedere le altre case: tutta la città portava la stessa etichetta.

“Ma io chi ho cosparso di letame tutti questi secoli?” pensò l’omino imbronciato.

Ad un tratto si aprì un varco nel cielo e da questo scese un angelo bianco. L’angelo non parlava ma aveva un sorriso che faceva sentire chiunque esattamente come la prima volta che si viene amati.

Si volse verso Reus, lo guardò negli occhi e gli pose un oggetto; attese che Reus lo stringesse tra le mani e poi ritornò vicino a dove da sempre ci sono tutte le stelle che ballano e ridono del tempo.

L’oggetto era ovale ed aveva un manico. Sopra il manico c’era scritto “risposta”, nel retro c’era scritto “voltare” e davanti, c’era uno specchio.

Reus era nella sua città, ne era il re, il padrone ed era solo, con un milione di tonnellate di letame a ricordargli una cosa: se fai entrare merda nella tua mente, non c’è profumo che ti possa salvare.

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