Il Cane Prepotente

DI GIANPAOLO MARCUCCI
Dog Looking At Camera With Angry Face

C’è un cane davanti a me, è aggressivo, abbaia e pare proprio volermi mordere.

Altri cani con cui ho fatto amicizia provano a scacciarlo, escluderlo, mandarlo via. Non riescono. L’animale ha un comportamento molesto e una mandibola importante, si avvicina e non smette di abbaiare, prova a mordere, così lo tengo a distanza facendo finta di dare qualche calcio nella sua direzione mentre mi dirigo verso il casale da dove sono uscito prima. Non sento una forte paura, ma sta disturbando me e la persona che ho accanto. Provo fastidio verso di lui.

“Quello è un cane prepotente” dice arrivato al casale l’uomo che abita li. “Si” penso. Penso che lo è e che non dovrebbe esserlo, lo accuso.
“E’ del vicino, non è dei nostri. Lui vorrebbe fare amicizia ma nessuno fa amicizia con lui” aggiunge.

Al sentire queste parole scatta qualcosa in profondità. Non è del cane che si sta parlando qui, ma di qualcosa di molto più vicino. Mi sento triste. Io l’ho appena trattato male. Lui prova solo ad attirare l’attenzione come meglio ha imparato. Mi sento così triste e in colpa che mi ci viene da piangere.

Io l’ho trattato male perché mi infastidiva la sua prepotenza. Lui stava gridando aiuto.

Sono in macchina, accendo il motore per partire. Mi fermo: “Andiamo a fare pace col cane” dico.
Spengo e scendiamo.

Mi avvicino, lui è dove l’ho lasciato. Abbaia, come prima, è aggressivo, ma io ora conosco il suo segreto. Mi chino e lo aspetto, il cane continua ad abbaiare aggressivamente, se mi guardassi da fuori penserei “che fa quello scemo?”. “Ma come che scemo, Gianpaolo?! Stai facendo pace con te stesso.

Il molosso mi viene sotto, continua ad abbaiare, viene proprio ad un millimetro da me ma io ho fiducia. Mi supera e mi gira intorno, non mi ha morso, se voleva mordermi quale occasione migliore? Allungo la mano per accarezzarlo, lui si avvicina, ci sono quasi, quando uno degli altri cani, un po’ per difendermi e un po’ per difendere il territorio, lo allontana andandogli addosso.

Non sono riuscito a farci pace ma per un attimo ci siamo sfiorati. Non era cattivo.

Io voglio essere salvato, vi disturbo tutti, vi odio tutti. Io sto chiedendo aiuto. Non sono capace, mi viene automatico. Se non fate nulla vi inizio a odiare tutti. Sfascio le macchine, metto le bombe, fino a che qualcuno non fa qualcosa. Io faccio scoppiare i mondi! Guardatemi, dal sistema solare, ho bisogno di aiuto, fate qualcosa io non sono capace a risolvere. Che fate? Io faccio scoppiare i mondi se mi ignorate, mi chiamo odio. Avete capito? Dentro all’odio c’è una richiesta di aiuto.
(25 luglio, Marco Canestrari, Meditazione sull’odio)

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