La Fede Ritrovata

DI GIANPAOLO MARCUCCI

Schermata 2015-02-20 alle 01.19.51

Oggi ero all’oasi di Alviano, al sole, coperto da una collinetta artificiale che riparava dal vento. Sembrava estate.

Ero con una persona, una persona cara. Ad un certo punto mi sono messo in ginocchio verso il paesaggio e il sole mi arrivava in faccia, era bellissimo, come al mare quando hai appena pranzato al ristorante ed è primavera. Senza deciderlo è venuta a me la meditazione.

Contrariamente a moltissime volte in cui, ammesso che accada, impiego decine di minuti, c’è voluto pochissimo tempo prima che la mia mente divenisse più limpida e leggera rispetto a com’era nelle ultime ore. Ho così aperto gli occhi e ho guardato la persona che era con me. Senza sapere da dove venisse questo ricordo ho esclamato: io sono già stato qui con te, tanto tempo fa, ma tu non ti chiamavi Giulia e io non mi chiamavo Gianpaolo.

Il momento in cui ho visualizzato queste parole, come attraverso uno zoom al contrario in grado di portarmi nel punto in cui si guarda la terra da lontano e da un unico tempo, ho visto persone di tutte le epoche in tutti luoghi stare esattamente nella posizione in cui mi trovavo io, con la persona di fronte proprio nella posizione in cui si trovava la persona di fronte a me; e tutti ricercavano in quella figura esile e bella la soluzione della propria sofferenza. Milioni e milioni di tentativi sotto quel sole caldo e rassicurante, in un’arena meravigliosa e degna di re.

Ad un certo punto una voce mi parla, non con le parole, più direttamente, da cuore a cuore, mi dice limpidamente: “uomo hai fallito, rinuncia e vieni con noi.”

Per la prima volta della mia vita mi sono sentito tirare dal collo verso una direzione che non ho mai conosciuto, allo stesso tempo dentro di me e lontanissimo da me.

Ho sentito fortissimo il terrore di quella sensazione, sono scoppiato a piangere, ma non di tristezza, di paura. Un pianto durato pochissimo, incontrollabile di un’intensità sconvolgente. Il terrore materializzato che poi si è placato nel realizzare in parte cosa stava succedendo.

Per quanto io mi ritenga non degno di un’esperienza di una tale potenza, ne in grado di riconoscerla o spiegarla, credo di aver capito cosa intendeva Marco, il mio maestro spirituale quando diceva che quando ti viene fornito il biglietto per la liberazione, la felicità, l’illuminazione, la casa di Dio, dal punto di vista dell’ego siamo tutt’altro che ben disposti ad accettarlo.

Per passare da quella porta bisogna lasciare tutto il valore del conosciuto. “Ma io non sono ancora sicuro di aver fallito completamente, io voglio restare qui, sul prato. Tornate domani, tornate e fate più piano.” ho detto.

Poi, dopo aver avuto paura, ho esclamato GRAZIE per quello che mi era successo, perché credevo che non fosse nemmeno possibile, che io non potessi o non potessi più toccare delle pareti che non fossero quelle che già conosco a menadito. Nonostante pensassi di esser stato codardo o imperfetto per non essermi lasciato andare, ho sentito un profondo benessere e piacere che mi ha permesso di aprirmi e respirare. Io non ho accettato, ma mi è stata tesa una mano. Questo è qualcosa di straordinario e fuori da ogni immaginazione che mi da forza e vita.

Succedono cose strane qui da queste parti. Vi invito a venire a vedere con i vostri occhi la scuola che sto facendo, una scuola in cui non si insegna come si deve diventare ma cosa si vuole e si è sempre voluti essere: eterni, innocenti, sicuri, felici, liberi, responsabili, potenti, in una parola: vivi. ❤

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