IL DOPPIO DI TE

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Oggi vorrei parlare di un meccanismo molto astuto della mente che viene messo in atto allo scopo di mantenere viva l’identificazione individuale e la proiezione della dualità.
 
Quando siamo di fronte ad un forte dolore imminente, ovvero ci troviamo di fronte ad un’opportunità di risveglio che viene letta dalla mente come un crollo delle vecchie strutture di filtro e di interpretazione della realtà, onde evitare che avvenga un collasso totale di tali strutture e quindi una perdita di consistenza del pensiero di individuo, il pensiero che tiene in piedi a partire da sé la storia che esiste un individuo separato e minacciato dall’esterno e che quell’individuo sei tu, la mente crea un doppio di te che si distanzia da quel dolore e che diviene la tua immagine.
 
Con tale immagine inizia un dialogo che spesso è un dialogo di rimprovero e punizione ma può essere anche un dialogo di lusinga ed esaltazione. Il messaggio del dialogo ha più livelli, ad un livello più superficiale parla dell’oggetto che ha generato il dolore. Ad un livello intermedio si divide nel dirti o che fai schifo o che sei decisamente meglio degli altri, al livello più profondo sta comunque sempre dicendo che sei separato e questa separazione in tutti casi stride con ciò che senti e comporta senso di minaccia, paura e colpa.
 
In realtà non era l’oggetto esterno che aveva causato il dolore ma era il dolore che a seguito di una spontanea caduta di un vecchio schema si era percepito nelle zone più superficiali della coscienza.
 
Quindi in sostanza al fine di evitare il vedere la falsità di ogni struttura compresa quella che sembra tenere in piedi tutta la giostra, ovvero la struttura che dice che sei un individuo separato dal mondo esterno, viene creata una proiezione esterna della causa del dolore, il dolore viene letteralmente appeso in fronte ad un oggetto esterno e si inizia a dialogare, discernere, analizzare, parlare dell’oggetto esterno anziché dell’inconsistenza di tutto l’interno.
 
Questo processo causa la percezione di un mondo di sospetto, paura, chiusura e sfiducia, che permette alla struttura di proseguire e all’energia contratto di rimanere contratta e non espressa.
 
Dietro questo non c’è una volontà maligna e diabolica che vuole imprigionare il cuore o che vuole coprire la verità, bensì un meccanismo automatico servito in precedenza e ora divenuto per lo più obsoleto, un meccanismo in fase di dismissione, smantellamento e smaltimento graduale.

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