LA SPIRITUALITA’ POP

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Da enciclopedia…una musica per rientrare nella categoria di POPOLARE deve avere in sé un motivo semplice, orecchiabile e ripetitivo. 

Queste 3 parole caratterizzano la popolarità di una canzone, la sua diffusione ma sopratutto il suo successo per il popolino, categoria sociale interessata alla distrazione e all’intrattenimento, distante dalla categoria di elitè che lo governa e che si interessa di musica colta. 

Per intenderci, la differenza tra musica pop e musica colta sta nella differenza che una mente formata può trovare tra “Finche la Barca Va” di Orietta Berti e la nona sinfonia di Beethoven. Ma cosa centra questo con la spiritualità?

Oggi, all’alba del risveglio globale e allo scoppio della spiritualità accessibile a tutti, sta nascendo un fenomeno interessante che ha delle similitudini con quello della musica: La Spiritualità Pop. 

Ci sono dei veri e propri concerti di spiritualità Pop in tutto il mondo, e l’Italia non è da meno, ha i suoi tour, le sue location, i suoi gossip, i contest, e ovviamente le sue star. 

Per far parte della spiritualità Pop devi fare incontri che hanno lo scopo di staccare, intrattenere, confermare i gusti: “Quel maestro a me piace, quello invece no”, “Hai sentito che bello quel satsang? Hai visto quanta gente ha ottenuto il risveglio? (….lol)”,  “Qui la gente si toglie le scarpe e si risveglia! Dal maestro che segui tu no!”

Ma più importante di tutto devi dire cose SEMPLICI, ORECCHIABILI E RIPETITIVE. Cose che si capiscono, che hanno una buona musicalità, che suonano bene, anzi, che risuonano bene! Nella spiritualità Pop non devi suonare, devi RISUONARE. Se risuoni bene i tuoi fan ti acclamano, se non risuoni scendi nei sondaggi di gradimento. 

La riconoscibilità e la ripetitività sono fondamentali: devi dire più meno la stessa cosa, una sola, ad esempio “Tutto accade” oppure “Non c’è un qualcuno che parla in questo corpo” e ripeterla all’infinito, sempre, continuamente, fino alla nausea. 

E’ come con quei nuovi tormentoni che senti in radio l’estate, all’inizio ti danno fastidio, poi ti piacciono, poi non riesci più a smettere di cantarli e poi ti ritrovi al concerto del Pulcino Pio, oppure al concerto/satsang di quella li che gira l’italia a dire che tutto è uno ma che l’ultimo ad esserci arrivato sei tu, illusoriamente parlando ovviamente, perché non c’è il me e non c’è il tu, tu, tutturutturuttuttù. 

Insomma come Beethoven alle note della seppurgrande Orietta Berti si rivolta nella tomba, anche Ramana Maharshi al suono dell’incessante “Ma che non lo sai che tutto accade?” non se la passa proprio bene.

E alla fine il risveglio desta meno interesse e lascia la scena ad argomenti più accattivanti, più moderni, più popolari, più da riflettori. 

Insomma per dirla come l’avrebbe detta Erma Bombeck: “Know the difference between success and Fame.

Success is Mother Teresa, Fame…is Madonna.”

(Impara la differenza tra successo è fama?

Successo è Madre Teresa, Fama è Madonna…

ps. in italiano è meno divertente)

Ci vediamo al concerto, comprate le birre! Ne vedremo delle belle. 

Gianpaolo Marcucci

 

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