La donna

La donna è la parte che accoglie

La donna è la parte che genera

La donna è la parte che nutre

Il suo richiamo in quanto donna risiede nell’accogliere interamente la parte dinamica, la parte riempiente, la parte esplosiva, la parte senza casa, la parte che nasce per essere accolta.

Il suo svolgimento in quanto donna risiede nel farsi veicolo della creazione della vita. La sua realizzazione sta nel contenere il seme e generare il frutto. Il suo compimento è nel rendere due quel che era uno.

Il suo scopo in quanto donna risiede nel nutrire di sé stessa ciò che ha generato. Il suo destino dimora nel darsi totalmente al suo prodotto, la sua morte è nel completo distacco dalla sua creazione.

La donna è la parte che accoglie

La donna è la parte che genera

La donna è a parte che nutre

Gianpaolo Marcucci

Muscoli Spirituali

Quando ero piccolo l’insegnante di danza una volta mi disse: è sulla fatica che si fanno i muscoli

Intendeva dire che il lavoro più importante non era quello che svolgevi nelle prime ore di allenamento o nei primi minuti in cui tenevi una posizione…bensì proprio quando il corpo e la mente ti dicevano che dovevi mollare perché non c’è la facevi più, proprio in quel momento era importante tenere. Era in quei minuti di stanchezza e tensione che si strutturavano i muscoli, ed era in base a come si approcciava quella stanchezza che si decideva chi sarebbe diventato una stella è chi avrebbe lasciato la carriera prima di cominciarla.

Allo stesso modo funzionano l’amore è la paura.

Non è quando sei sereno, in confort e tutto va bene che si vede se ami o no.

È quando hai paura che si vede se tu vuoi dare più retta all’amore o alla tua paura.

La paura è solo tua e significa chiusura

L’amore è solo condiviso e significa apertura

Quale scegli?

Con affetto

Gianpaolo Marcucci

Il Discepolo

Il discepolo è l’espressione più alta dell’uomo. Alcuni potrebbero pensare che il maestro ne sia l’espressione più alta tuttavia coloro che hanno amato interamente il maestro sono coscienti che egli non è un uomo. Tutti gli uomini sono discepoli e di maestro ne esiste soltanto uno e solo lui è.

Il discepolo vive della luce del maestro e brilla del suo riflesso, è, in quanto uomo, un riflesso del maestro.

Il discepolo si realizza nella devozione e nell’affidamento totale e raggiunge il suo scopo di elevarsi nell’ascoltare pienamente la fonte e sacrificare ogni sua volontà in nome della volontà unica del maestro.

Immaginare che il discepolo e il maestro siano corpi è usuale ma porta a confusione.

Immaginare che il discepolo e il maestro non siano corpi è meno usuale ma porta comunque a confusione.

Tu sei sempre il discepolo, graziato dalla presenza eterna e forte del maestro.

Tu, quando credi di essere qualcosa, sei sempre ciò che è illuminato. Scopri da dove arriva la luce e se è davvero altro da te.

Gianpaolo Marcucci

IL DOPPIO DI TE

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Oggi vorrei parlare di un meccanismo molto astuto della mente che viene messo in atto allo scopo di mantenere viva l’identificazione individuale e la proiezione della dualità.
 
Quando siamo di fronte ad un forte dolore imminente, ovvero ci troviamo di fronte ad un’opportunità di risveglio che viene letta dalla mente come un crollo delle vecchie strutture di filtro e di interpretazione della realtà, onde evitare che avvenga un collasso totale di tali strutture e quindi una perdita di consistenza del pensiero di individuo, il pensiero che tiene in piedi a partire da sé la storia che esiste un individuo separato e minacciato dall’esterno e che quell’individuo sei tu, la mente crea un doppio di te che si distanzia da quel dolore e che diviene la tua immagine.
 
Con tale immagine inizia un dialogo che spesso è un dialogo di rimprovero e punizione ma può essere anche un dialogo di lusinga ed esaltazione. Il messaggio del dialogo ha più livelli, ad un livello più superficiale parla dell’oggetto che ha generato il dolore. Ad un livello intermedio si divide nel dirti o che fai schifo o che sei decisamente meglio degli altri, al livello più profondo sta comunque sempre dicendo che sei separato e questa separazione in tutti casi stride con ciò che senti e comporta senso di minaccia, paura e colpa.
 
In realtà non era l’oggetto esterno che aveva causato il dolore ma era il dolore che a seguito di una spontanea caduta di un vecchio schema si era percepito nelle zone più superficiali della coscienza.
 
Quindi in sostanza al fine di evitare il vedere la falsità di ogni struttura compresa quella che sembra tenere in piedi tutta la giostra, ovvero la struttura che dice che sei un individuo separato dal mondo esterno, viene creata una proiezione esterna della causa del dolore, il dolore viene letteralmente appeso in fronte ad un oggetto esterno e si inizia a dialogare, discernere, analizzare, parlare dell’oggetto esterno anziché dell’inconsistenza di tutto l’interno.
 
Questo processo causa la percezione di un mondo di sospetto, paura, chiusura e sfiducia, che permette alla struttura di proseguire e all’energia contratto di rimanere contratta e non espressa.
 
Dietro questo non c’è una volontà maligna e diabolica che vuole imprigionare il cuore o che vuole coprire la verità, bensì un meccanismo automatico servito in precedenza e ora divenuto per lo più obsoleto, un meccanismo in fase di dismissione, smantellamento e smaltimento graduale.

OGNI RISTRUTTURAZIONE MENTALE È FALSA

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Pubblico un articolo un po’ tecnico ma utile a coloro che si sono imbattuti nelle dinamiche della mente.
La ristrutturazione mentale, semplificando, è l’attività di reinterpretazione compiuta da un soggetto sulla mente di un altro soggetto relativamente ad un avvenimento o più semplicemente al modo o filtro attraverso cui una persona vede la realtà.
Per chiarire: succede una cosa che vi coinvolge emotivamente, su questa cosa vi fate una vostra idea (ristrutturazione interna), e ne parlate con amici o figure di riferimento che vi daranno varie interpretazioni in base alla loro soggettività dell’accaduto (ristrutturazioni esterne) per poi rifarvi un’idea più precisa o più confusa.
“Sono finita a letto con uno, che vorrà dire? Che lo voglio o che sono debole e non volevo? Mi ci devo rivedere o devo chiudere?” Dopo un avvenimento, in base alle proprie paure la mente comincia a farsi vari film su quali sono i significati, le implicazioni future, i pericoli o le cose belle, e costruisce una versione più o meno salda di cui cercherà poi conferme all’esterno sia nelle menti degli altri sia nella sua interpretazione dei nuovi dati di realtà che riceverà. Alla fine ci sarà una stabilizzazione più o meno salda che andrà nella direzione della ristrutturazione che più apparirà corretta è avverrà il famoso: ok è successo quello.
Fino a qui il processo è abbastanza comune, ma c’è un punto che non abbiamo ancora osservato. Secondo quali criteri decidiamo che una ristrutturazione ci sembra quella corretta, quella corrispondente alla verità?
Da un lato rispondiamo alla logica. Se una persona ci dice che in realtà non è vero che ci siamo innamorati di quel tizio ma che un rettiliano ha posseduto il suo corpo e ci sta avvelenando con un siero alieno attrattivo per poi poterci succhiare gli organi interni al momento giusto…a meno che non siamo in un marasma di confusione totale…noi non prenderemo in considerazione questa ristrutturazione…be forse ho scritto di fretta…ne siamo completamente sicuri?
La logica di base delle nostre strutture è sempre presente, ma molto, se non quasi tutto, conta l’influenza che il soggetto che adopera la ristrutturazione ha su di noi, quanto lo stimiamo, quanto ci affidiamo ad esso, quanto lo vediamo sicuro nel parlarci, quanto se noi lo seguiamo ci da in cambio di ciò di cui noi abbiamo bisogno e quanto anche temiamo di perdere di questi se ci mostriamo non pendere dalle sue labbra.
Un altro dato che entra in gioco è il nostro grado di confusione. Più siamo confusi e fragili emotivamente e più nel processo di ristrutturazione tendiamo ad attuare il metodo noto come: l’ultimo che parla ha ragione.
Detto questo, vorrei porre l’attenzione sul fatto che all’interno del gioco c’è un attore che non tutti hanno considerato che è la nostra struttura di persona, la vocina interna che abbiamo nella testa e che ci dice, da quando ne abbiamo memoria, qual è “secondo noi” la verità. Quella vocina è dato per scontato dalla maggior parte delle persone che corrisponda a ciò che siamo, tuttavia non è così, è un attore come tutti gli altri in questo gioco di ristrutturazione della realtà, ha una sua visione che è parziale e dettata dai suoi traumi, la sua educazione e la sua struttura e agisce esattamente come agiscono le persone intorno a noi. Anche nei suoi confronti vale il discorso riguardo a quanto ad essa facciamo affidamento.
Ciò che voglio sottolineare a questo punto è che non esiste nessuna ristrutturazione mentale che corrisponde alla verità.
Ne quella che la nostra mente ci fornisce elaborando i dati che percepisce e interpreta, ne quella che altre persone, compresi maestri, risvegliati, psicologi, o amici molto molto intelligenti e fichi, ci forniscono.
Ogni ristrutturazione è figlia di un’interpretazione personale e chi vuole ristrutturarvi mentalmente lo fa sempre per uno scopo suo personale. L’assoluto non vi parlerà di strutture mentali e non avrà preferenze riguardo a tali strutture, l’assoluto distruggerà ogni struttura e vi mostrerà che stavate guardando un falso. Non si sta dicendo qui che lo scopo o le preferenze sono brutte e che qualcuno vi vuole fregare, stiamo facendo un discorso tecnico sulle dinamiche della mente, ci sono anche scopi che magari a voi piacciono per cui ristrutturare in un modo può essere più o meno utile, l’importante che si veda che la ristrutturazione è sempre un’approssimazione, una forzatura, un atto di distruzione e costruzione oppure appunto di ristrutturazione di una “struttura mentale” riguardo un’ “interpretazione soggettiva di un fatto” ad opera del “me” o di un altro soggetto, non dell’assoluto, e sempre “per uno scopo”.
Se quindi qualcuno vi dice che la versione vera di un fatto è quella, non dico di dubitare della sua bontà, ma della sua visione in quel momento: non esiste nessuna versione di un fatto perché tutte le versioni sono false in quanto viste da una prospettiva soggettiva a cui manca sempre una parte del tutto.
Ogni soggettività è l’interpretazione soggettiva della realtà che percepisce. “Io” sono, in quanto soggettività, tutto il mio mondo soggettivo compresa l’interpretazione che ho delle persone o degli oggetti con cui entro in relazione. Letteralmente vediamo solo il nostro filtro, la nostra interpretazione.
E’ possibile riconoscere questo e vedere che ogni interpretazione è soggettiva, che ogni versione della realtà è falsa, e che noi non siamo dentro a quel campo da gioco ma che molto più ampio e sconfinato è ciò che siamo.
La facoltà di vedere il falso è l’ancora che abbiamo nel mondo reale. Non è possibile vedere la verità perché noi siamo la verità che vede e riconosce ogni falso senza mai esserne minimamente scalfita.
La verità distrugge il falso, non ne da una versione più vera. La verità non ristruttura, perché nessuna struttura è vera.

L’Unica Guarigione Possibile

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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In molti dibattono oggi sul tema della guarigione spirituale.

Ci sono coloro che sostengono di essere guaritori, coloro che sostengono che la guarigione sia impossibile, coloro che addirittura si arrabbiano se si usa la parola guarigione perché sottintende l’esistenza di un qualcuno “malato di condizionamento”.

Facciamo chiarezza:

L’unica guarigione possibile è la guarigione del cuore ed è il cuore più calmo che guarisce il cuore più agitato.

Di fronte ad una persona più libera di noi, più in pace, più serena, a prescindere da quale sia la sua azione o parola, se siamo attenti possiamo percepire un effetto di alleggerimento della nostra attività mentale disfunzionale.

La funzione del Maestro, del Guaritore, fino a quella dell’amico più in armonia di noi che ci fa piacere vedere perché ci mette calma, è quella di abbassare il nostro livello di difesa verso l’esterno ovvero il nostro livello di paura di ciò che abbiamo dentro, che abbiamo tenuto chiuso da anni e che vuole uscire.

La ferita del nostro cuore è solo la nostra attività di tenerlo chiuso per paura che qualcuno lo veda e che esso sia brutto. Dio, Buddha, Cristo, il Maestro si mostrano a cuore aperto in un mondo di cuori chiusi e questo è per la mente (la cui funzione è soppesare, valutare, incasellare il cuore) come un’esplosione elettromagnetica che manda tutti i sistemi di controllo in avaria. Il cuore è incontrollabile, la mente riconoscerà ciò e si inchinerà di fronte ad esso.

Osservando più in profondità è possibile vedere poi che non esistono realmente più cuori. Ogni singolo cuore è un’onda disegnata del battito dell’unico cuore che esiste, il cuore della fonte, il cuore di Dio. Detto in poche parole, la manifestazione, la realtà che percepiamo compresa quella che noi definiamo interiore, è il rullo di carta su cui compare l’elettrocardiogramma di Dio. E’ una rappresentazione a più dimensioni.

Non ci è possibile vedere questo grande cuore, percepirlo, ci è possibile solo percepire l’elettrocardiogramma, la manifestazione, le sue tracce, ovvero il processo nel tempo in cui tanti cuori vengono calmati da altri cuori fino a che i cuori saranno tutti in pace e condivideranno l’unica pulsazione.

In realtà la fonte è guarigione ferma. La sua espressione è la guarigione di un cuore nel tempo

A te è visibile solo la guarigione nel tempo perché tu sei guarigione. A te è visibile solo la linea dell’elettrocardiogramma, il tentativo di rappresentare il cuore, perché tu sei quel cuore, non la sua manifestazione.

Il Mistero della vita

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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È una strana vita quella che ci hanno dato. Piena di colori, forme, consistenze. Dapprima sembra tutto semplice, se tocchi l’interruttore la luce si accende. Se fai 3 passi hai percorso due metri, se aspetti 60 secondi è passato un minuto, se ti dicono che sei brutto ci rimani male, poi ti passa. Facile. Poi ti accorgi che non è così lineare, che non è così meccanica, che non è così spiegabile, che c’è un mistero, un enigma, un qualcosa di strano, apparentemente illogico.

Il mistero è che dietro ad ogni chiusura, ad ogni sguardo abbassato, ogni parola trattenuta, non detta, dietro ad ogni respiro spezzato, ogni rigidità, ogni ticchettio del piede, ad ogni abbraccio interrotto, ogni schiaffo tirato, se guardi bene, se sei attento, vedi che c’è la stessa energia, la stessa vita, lo stesso principio. Esplode un amore che non ha forma, è di un altro mondo, un modo senza forme, e prende la forma che c’è qui, la forma che si trova qui dove sono gli uomini. È un po’ come quando ti guarda negli occhi la persona che ami, certo non può entrare dentro di te, fisicamente s’intende, come forma, eppure ti scoppia dentro, tu lo sai che è entrata, che ora è diventata “quella cosa lì”.

Non importano i blocchi che abbiamo sviluppato negli anni o le paure che abbiamo imparato a fare nostre, quel principio, quel guizzo, quella vibrazione che scuote in un momento tutta la nostra interiorità è la stessa per tutti, è condivisa, è per tutti uguale, per il pesce come per il cane, per l’albero come per l’avvocato.

È una segnalazione, un timbro: ehi uomo, questo adesso è l’amore, adesso è fatto così. Attenzione, ora è così. Ora è così! Ora così. Quella volta era fatto a forma di lacrima mentre fumavi una sigaretta sul muretto. Sempre diverso nel mondo delle forme e nella fonte sempre uguale, potente, vibrante, come un suono perpetuo, un Big Bang senza fine.

La terra ha un debito di 49 trilioni di dollari. Chi è il creditore di questo debito?

L’uomo è in deficit di 100 mila trilioni di bacetti al cuore, chi sarà mai a darglieli?

Non ci riusciamo bene a capire perché non conosciamo l’uno il punto di vista dell’altro, e per questo magari ogni tanto ci irritiamo un po’ ma come potremmo comunicare se fossimo davvero separati, se fossimo davvero due cose diverse? Da dove passerebbe il messaggio?

È una strana vita quella che ci hanno dato. Un mistero.

L’AZIENDA

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Esiste un’azienda pagata trilioni al giorno il cui unico scopo è chiedersi se ciò che entra nella nostra coscienza è un problema o no, senza che qualcuno glielo abbia mai chiesto.

I suoi operatori, travestiti da protettori e consiglieri assimilano tutta la nostra energia ed attenzione mostrandoci un mondo in cui tutto ciò che c’è, prima ancora di essere guardato, sia filtrato come potenziale oggetto di colpa.

Cosicché prima ancora di essere un oggetto quello che abbiamo davanti agli occhi, entra nella coscienza come cartina tornasole dell’ipotetico male che è dentro di noi, dell’ipotetica colpa.

Ego s.p.a. va avanti da anni, è un’azienda florida e ci protegge dalla gioia e dalla libertà sin dal principio

Tu quante azioni possiedi al momento?

UNTITLED

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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C’è una casa nella notte. Una casa grande, a più piani, con molte stanze e molte finestre.

Fuori dalla casa c’è un portico, ha una forma geometrica regolare. Sotto il portico c’è un oggetto allungato, una sorta di bastone che finisce a spirale.

Un vecchio è seduto accanto al bastone.

Arriva un forte vento, una tempesta che spazza via la casa, i piani, e tutto quanto.

Il vecchio così diviene ramingo. Entra nella foresta, si vota alla natura.

Passano molti anni e il vecchio è stato lince, pesce, acqua e albero.

Il vecchio ora ascende e diviene un astro, bianco e celeste.

L’astro diviene il cielo che vede tutto.

Dall’alto vede qualcosa, una casa nella notte. Una casa grande, a più piani, con molte stanze e molte finestre.

Fuori dalla casa c’è un portico, ha una forma geometrica regolare. Sotto il portico c’è un oggetto allungato, una sorta di bastone che finisce a spirale.

Un vecchio è seduto accanto al bastone.

Il cielo fa per sporgersi verso la casa e si fa vento, poi tempesta e spazza via la casa, i piani e tutto quanto.

Il vecchio così diviene ramingo. Entra nella foresta, si vota alla natura.

Passano molti anni e il vecchio è stato lince, pesce, acqua e albero.

Il vecchio ora ascende e diviene un astro, bianco e celeste.

L’astro diviene il cielo che vede tutto.

Dall’alto vede qualcosa, una casa nella notte. Una casa grande, a più piani, con molte stanze e molte finestre.

Fuori dalla casa c’è un portico, ha una forma geometrica regolare. Sotto il portico c’è un oggetto allungato, una sorta di bastone che finisce a spirale.

Un vecchio è seduto accanto al bastone.

Il cielo fa per sporgersi verso la casa e si fa vento, poi tempesta e spazza via la casa, i piani e tutto quanto.

Il vecchio così diviene ramingo. Entra nella foresta, si vota alla natura.

Passano molti anni e il vecchio è stato lince, pesce, acqua e albero.

Il vecchio ora ascende e diviene un astro, bianco e celeste.

L’astro diviene il cielo che vede tutto.

Dall’alto vede qualcosa, una casa nella notte. Una casa grande, a più piani, con molte stanze e molte finestre.

Fuori dalla casa c’è un portico, ha una forma geometrica regolare. Sotto il portico c’è un oggetto allungato, una sorta di bastone che finisce a spirale.

Un vecchio è seduto accanto al bastone.

Il cielo fa per sporgersi verso la casa e si fa vento, poi tempesta e spazza via la casa, i piani e tutto quanto.

Il vecchio così diviene ramingo…

 

CONFESSIONI DI UN BAMBINO DIVENTATO ADULTO

di Gianpaolo Marcucci
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C’è qualcosa di cui ti preoccupi che non ti sia stata insegnata da qualcuno? C’è qualcosa di cui ti curi che non viene da ciò che credi esser fuori da te?
Quando ero bambino non c’era fuori e sentivo le emozioni come un unico campo esteso. Se un altro bambino piangeva io piangevo con lui e poi ci calmavano insieme, senza pensare, con naturalezza, come si muove un braccio, come corre un lupo, come cresce un arbusto.
Quando ero bambino non avevo ancora deciso chi essere e da cosa difendermi.
Quando ero bambino mi scorreva la vita dentro, diretta e forte. Non c’erano cose da fare, scelte da compiere, tutto si srotolava naturalmente e tutto era sorprendentemente unico e meraviglioso.
Quando ero bambino mi è stato chiesto di preoccuparmi di qualcosa. Io non capivo perché, non ne capivo il senso, ma ho accettato quegli stimoli, perché sembravano tutti soffrire così tanto se io nn diventavo come loro volevano.
Ora non sono più un bambino sono diventato grande, un grande insieme di risposte automatiche agli stimoli esterni.
Ora non sono più un bambino, ho perduto l’innocenza e lo stupore eterno. In cambio ho ricevuto uno schema, una regola da seguire, una sicura gabbia che mi protegge dalla libertà di quel bambino che ero.
C’è pericolo a tornare bambini? C’è pericolo ad essere sempre freschi e vivi? A me ora un po’ spaventa lasciare la gabbia, ci ho passato molti anni, a voi non spaventa la libertà di un bambino?
Si, ci spaventa non seguire uno schema, non essere qualcosa di definito, che a dato stimolo ha data risposta. Sarà monotono, ma sembra, ci è sembrato così privato, così sicuro.
Chissà se esiste la scelta di seguire la paura di uscire dalla gabbia o la nostra naturale voglia di libertà oppure se tutto va al suo posto col tempo.
Tempo fa mi sono affacciato una volta fuori da me e sono tornato bambino, senza colpa, innocente. Da quel giorno ho iniziato una nuova vita alla ricerca di qualcosa di profondamente lontano e profondamente familiare, qualcosa che è convenzione chiamare spirituale, me lo immaginavo tutto diverso, me lo immaginavo mistico e fantascientifico e invece era più come tornare a casa, togliersi un peso, era più come un gioco, come riscoprirsi innocenti. Mi piacerebbe che la mia vita fosse pura come quel momento, come quando ero bambino e mi piacerebbe che anche la vostra fosse così.

IMPARA AD APPROCCIARTI ALLA FONTE

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Tu ascolti quello che dicono i maestri con la mente, aspetti un senso logico, aspetti che quello che ti dicono abbia un posto nella tua mente in cui poterlo incasellare, un posto che tu già conosci.
Tu sostieni che è già nota a te la soluzione e che essa corrisponde a quello che tu hai deciso essere il bene per te e ti protegge da quello che, sempre tu, hai deciso essere il male.
Cosi facendo, selezioni e segui, di tutto ciò che esce dalla fonte, solo le cose che ti piacciono, che confermano qualcosa che già conosci e ti da sicurezza (dalle idee spicciole come il ripetere a pappardella che esiste solo il presente o che non c’è l’ego, fino a quelle più elevate e sottili come l’idea di mettere in discussione le proprie sicurezze da parte di un io sempre più profondo ed intelligente) e reagisci con fastidio e distanza ogni volta che invece l’insegnamento va in conflitto con la tua struttura personale.
Se stai facendo questo, tu non stai onorando ne ascoltando la fonte, stai tifando per un concetto, per un’idea. Non sei aperto al nuovo, sei un drogato del vecchio.
È l’apertura totale, è la fiducia totale, che ti permetterà di rompere le catene dell’illusione. La fiducia verso la fonte è la fiducia verso il tuo vero sè.
Non lasciare che l’interpretazione della tua mente sia l’unica versione della realtà. La mente troverà sempre ottime scuse per attaccarsi a una parola o un gesto della fonte e distrarti dalla sua vera essenza, ergendo un concetto a divinità perché avrà generato un riflesso meraviglioso dentro di te, ma anche ottime scuse per rifiutarla, allontanarla, incolparla e tacciarla di demoniache sembianze perché avrà toccato una corda che tu proprio non volevi mettere in dubbio. Impara questo gioco e vai oltre.
Tu ti aspetti che siccome soffri ti è dato di essere felice attraverso la fonte. La fonte non fa questo, la fonte spazza via quella struttura che determina il dire soffro o sto bene. Nulla ti è dato, nulla è garantito, perché tutto è libero e tu non sei così piccolo e meschino da dover accumulare o proteggerti.
Tu ti aspetti di capire cosi dopo che avrai capito risolverai tutti i tuoi problemi. La fonte non fa questo, perché tu non sei cosi piccolo e meschino da dover capire qualcosa per essere felice.
La fonte porta tutto alla visione unica in cui il gioco in cui le persone soffrono e stanno bene a causa dei motivi è un racconto che va in onda nella TV a tre dimensioni della tua mente che da quando hai memoria ti accompagna. La fonte ti toglie gli occhiali della realtà virtuale e ti riporta nel luogo in cui nessun attacco esterno ha mai avuto spazio per nascere.
Trovare la fonte in vita che parla per la bocca di un essere umano, è un dono enorme. Omaggiala con la tua fiducia non sporcarla con le tue convinzioni, esperienze, idee, interpretazioni. Fai silenzio e ascolta, il messaggio con tutto il rumore che fanno i tuoi pensieri non passa.
Smettila di essere cosi arrogante da credere che ciò che vedi è vero perché ne fai esperienza, inizia a considerare che il filtro stesso con cui stai percependo tutto è falso e non ti porterà mai a nulla.
Affidati, con o senza paura, affidati.
La fonte è un dono bellissimo, impara ad approcciarti ad essa e sarà l’ultima cosa che dovrai imparare, perché una volta che la farai entrare in casa tua, ti accorgerai che sei sempre stato in paradiso.

Non Aver Paura

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Non aver paura di mostrare chi sei, di mostrare la tua fragilità, la tua spontaneità, le tue emozioni.
Non aver paura di far vedere cosa stai nascondendo da troppo tempo, così tanto che quasi ti sei dimenticato da che parte stavi.

Ti avevano detto che quella gioia immotivata era sbagliata, che era fuori luogo quella commozione pervadente, quell’empatia smodata, che era pericolosa quella compassione limpida e innocente.

Non aver paura, il fantasma che hai dentro di te è lo stesso che c’è dentro di me, è lo stesso per tutti e vuole uscire e mostrare al mondo che sotto al velo con cui l’hai coperto per paura, lui splende bellissimo ed ha lo stesso volto che vedi quando ti guardi allo specchio.

Ora è il momento di svelarti, non sei nato in quest’epoca per caso, non hai preso parte all’esistenza per caso. Tu sei qui per farti vedere, sei qui per liberarti, sei qui per riconoscere che grande dono che ti è stato fatto.

Dentro di te c’è un cuore meraviglioso che muove ogni cosa, lascialo libero, fatti muovere da lui, danza con lui, fatti guidare verso quel luogo da cui tutto è cominciato e tutto finirà. 

Tu sei tutto ciò che hai paura di mostrare, e sei bellissimo. 
Non aver paura.

UNA COSA CONTROCORRENTE

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Voglio dire una cosa controcorrente, una cosa personale.
Vivere è una cosa davvero bella, è una cosa unica, una cosa che vale più di un castello o di un’isola, che vale di più di tutto ciò che si può comprare.
Vivere è una cosa che vale più di un bel concetto o di una grande teoria, che vale di più di una vittoria, materiale o intellettuale. Che vale più di una sconfitta da cui imparare.
Mi sento di dirlo discostandomi da tutto il mio mondo passato, e da quello esterno presente, da tutto il filone spirituale che predica tanto bene e poi al dunque razzola proprio come me, come razzolano tutti, nell’unico modo ci è dato di razzolare.
Mi sento di dirlo anche con una punta di superiorità, con una sensazione di spavalderia e saccenza, che si infastidisca il sacerdote delle idee perfette, che si creda più arguto il protettore delle verità impacchettate e vendute su Facebook. Mi sento di dirlo in barba a tutti coloro, compreso me quando ci vuole, che dicono che qualcosa non va, che sia il vicino, il collega, il lavoro, gli esami, la dieta, i maestri spirituali, i discepoli devoti, gli eretici, la squadra avversaria, la squadra propria quando ha giocato male, la ragazza che li lascia, quella che è pallosa e non li lascia, la televisione, i politici rubacchioni, gli attivisti guastafeste.
Io voglio dire una cosa controcorrente, voglio dire che io me la spasso alla grande, che ogni giorno è una scoperta che fa girare la testa.
Dico una cosa controcorrente, a me piace questa vita, così com’è, con tutto il pacco, quello dell’emozioni che fanno come vogliono, entrano in casa tua e te l’arredano a buffo, che senza interpellarti, mentre fai colazione ti trasformano il salone in un’autostrada e quando ti compri la macchina per andarci veloce…loro l’hanno già trasformato in un delizioso teatro fine 700 che la macchina te la sbatti in fronte e anche il costume da attore che stai per andarti ad ordinare.
Non sono bravo a capire quello che succede in questo mondo. Ma Dio solo sa se avrei potuto esistere in un mondo migliore.
Voglio dire una cosa controcorrente: Grazie per il giro di giostra, se finisce domani, è stato il più bel giro che mi sia potuto capitare.
Vivete così, prendete appunti.
❤️

Io e Mooji

DI GIANPAOLO MARCUCCI

A seguito delle vostre richieste ho fatto questo video, con stile fresco e brioso e taglio personale, in cui parlo della mia esperienza al ritiro di silenzio con Sri MOOJI a Monte Sahaja.

Come l’ho vissuto e cosa mi ha toccato. Rispondo anche ad alcune vostre domande come: seguire più fonti può confondere?

Per qualsiasi altra info non esitate a scrivere nei commenti

Grazie a tutti e…Sri Moojiji Ki…JAI!

Con affetto smodato   

⁃ Gianpaolo Marcucci

TI CHIEDO SCUSA

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Ti chiedo scusa.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che fingevi quando mi parlavi, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che avevi paura mentre mi guardavi, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che mi accusavi, che mi odiavi, che non eri come volevo io, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che eri tu, e che questo era un male.
Scoppiami dentro.
Voglio vedere il bello in te, esserne travolto, voglio vedere la tua innocenza, la tua grazia.
Mostrati.
Voglio vedere coi miei occhi quanto amore c’è in te, lo voglio vedere adesso, così da sentirmi libero di vedere quanto amore c’è al centro della mia più intima e solida paura. Mi affido a te per sempre.