TI CHIEDO SCUSA

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Ti chiedo scusa.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che fingevi quando mi parlavi, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che avevi paura mentre mi guardavi, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che mi accusavi, che mi odiavi, che non eri come volevo io, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che eri tu, e che questo era un male.
Scoppiami dentro.
Voglio vedere il bello in te, esserne travolto, voglio vedere la tua innocenza, la tua grazia.
Mostrati.
Voglio vedere coi miei occhi quanto amore c’è in te, lo voglio vedere adesso, così da sentirmi libero di vedere quanto amore c’è al centro della mia più intima e solida paura. Mi affido a te per sempre.

Esercizio di Meditazione

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Ieri abbiamo fatto un esercizio di meditazione. Marco ci ha portati all’entrata di un bosco vicino al nostro centro, e ci ha invitati al silenzio:

M. “Prendetela come un gioco, rimanete in meditazione e ascoltate le mie parole senza interpretarle, è un esercizio”

Prima di iniziare ci sintonizziamo tutti sulla domanda: “C’è qualcosa in me oltre alle mie intenzioni? C’è qualcosa dentro di me, che contiene il me?”. La domanda è un richiamo al nostro vero sé. Se c’è un filo che collega me all’essenza pura di Dio, io voglio trovarlo, voglio vederlo. Sono molto emozionato per questo esercizio, sento che porterà qualcosa di inaspettato, accetto l’invito.

Iniziamo. Siamo dentro al bosco. Tutto comincia con una corsa, non veloce, un passo sostenuto in salita. “A cosa servirà?” è il primo pensiero che affiora. A cosa servirà non lo so, oggi meditiamo, osserviamo il mio pensiero, le mie intenzioni, ci affidiamo…che corsa sia.

Corro, coi miei compagni e sollecitato da Marco metto l’attenzione su tutto ciò che sento e percepisco, ogni foglia che schiaccio, il paesaggio che cambia, il cagnolino che dall’entrata ha deciso di partecipare con noi all’esercizio, il mio battito del cuore, i pensieri che affiorano. Cerco di avere tutto nella mia attenzione.

Ci fermiamo per una prima tappa, uno spiazzo di prato, meditiamo insieme. Non appena chiudo gli occhi mi sento come abbandonarmi dentro qualcosa che mi contiene, mi rapisce. “C’è qualcosa di più grande di me, in me? C’è qualcosa che mi contiene?” Appena inizia questa sensazione subito si cambia attività, si continua il viaggio, stavolta camminando e poi di nuovo correndo e saltando giù per un percorso di trampolini di legno fatto apposta per le biciclette da cross.

Ogni attività viene sempre interrotta all’improvviso per un’altra, ogni momento di stasi viene interrotto all’improvviso per un altro momento di movimento, e vice versa, siamo in fila indiana adesso, attaccati e camminiamo mettendo i piedi dentro allo spazio formatosi nella camminata della persona davanti a noi. Sembra di vivere un videogioco in soggettiva, c’è sempre meno spazio per i pensieri.

La mia mente è diversa, sono più lucido, Marco non ci fornisce appigli, né per il piacere di una meditazione che rilassa il cuore né per il fastidio della fatica di una corsa in salita, non ci sono punti fermi in questo esercizio, tutto è precario e tutto è sempre caricato al massimo per poi non esplodere mai, è come un orgasmo trattenuto all’infinito.

Arrivati in cima alla collina ci sediamo per qualche istante, torna sempre la stessa domanda. “C’è qualcosa di più grande di me, in me?” Guardiamo il paesaggio, c’è un po di nebbia e il sole, è bellissimo. Penso che vorrei rimanere qui.

M. “Io vedo solo passato e intenzioni future, l’esercizio è fallito, torniamo a casa”

Questa frase mi entra dentro come un proiettile, sento che non è così, che è una provocazione, ma in più sento qualcosa di nuovo, che posso accettare il fallimento: non mi sono fuso del tutto? La risposta non è “No” ma è “Non lo so”. Io non lo so se mi sono fuso, non so se mi devo fondere, non so cosa mi accade dentro, noi non lo sappiamo, tutto ciò che crediamo accadere è una interpretazione falsa di un ombra su un muro davanti a noi. Ma chi muove l’ombra? Che significato ha? Io non lo so. Mi sento sempre più leggero, come affidato a qualcosa di più grande. Ci rimuoviamo, torniamo indietro, la meditazione continua.

Arriviamo allo spiazzo d’erba della prima tappa e Marco ci invita fermarci per qualche secondo, a chiudere gli occhi e po a riprendere la camminata. Prima di ripartire però apre un varco in una nuova strada. Era chiusa prima, aveva una rete con una porta fatta di staccionata e filo spinato. La apre ed entriamo, c’è nell’aria un po’ di paura, timore di star violando un luogo inviolabile, sia fisicamente, con l’idea che sia una proprietà privata, che spiritualmente con la sensazione di entrare nella parte più profonda di noi.

Camminiamo, ci fermiamo, osserviamo le mucche, meditiamo, nel bosco, ricamminiamo…ora siamo di nuovo in fila indiana e Marco ci dice di porre l’attenzione totalmente sul terreno fangoso sotto di noi. Guardo i piedi che camminano nel fango, sembra che camminino da soli, che l’energia del movimento che dirige tutto il gruppo è un’energia che viene da un’unica fonte, non da me. Sento che sta per succedere qualcosa.

M. ”Non guardate il cielo, restate con l’attenzione sulla terra.”

Che immensa voglia di guardare il cielo, lo sento sopra di me, potente e limpido, fa rumore per quanto è presente. Continuo a guardare per terra e ricevo l’invito finale:

M. “Ora correremo ad occhi chiusi, è una vallata sconfinata non potete farvi male, tutti insieme”

Corriamo, ad occhi chiusi, in mezzo al prato, è una sensazione liberatoria, fresca, che lascia spazio ad una curiosità forte riguardo a come finirà questo viaggio. Nessuno ha detto che sta per finire ma lo sanno tutti.

M. “Ora mantenendo gli occhi chiusi sedetevi, gambe incrociate”

Ci guida nella direzione, formiamo una fila, uno accanto all’altro con di fronte il mistero.

M. “Sorridete e aprite gli occhi, l’esercizio è finito.”

Apro gli occhi col sorriso muscolare sul mio viso che si distende subito e diventa involontario. Ci avevate mai pensato? Il broncio è volontario, il sorriso mai, nasce spontaneamente.

Apro gli occhi di fronte all’infinito, c’è il cielo, c’è la collina, ci sono i cavalli, il mulino a vento…”ma io sono a casa!” penso. Rido, di fronte a me c’è il posto che per gli ultimi mesi a fatto da cornice alla mia felicità, alle mie escursioni e meditazioni, alla mia eccitazione, al mio guardarmi dentro. Sono a casa penso, sono a casa.

Non immaginavo che la strada che abbiamo fatto conducesse qui.

M. “Qui siamo a casa, siamo al sicuro, non importa da dove siamo giunti, da una strada conosciuta o una strada sconosciuta, la nostra casa è questa qui. L’illuminazione è questo parco e noi ci siamo dentro, siamo sempre a casa.”

E’ davvero emozionante quello che vedo, è come essere sempre stato qui e allo stesso tempo fiorirci nuovamente. Quale può essere la metafora più efficace di illuminazione dell’illuminazione stessa? Tutto l’esercizio è stato una metafora, una metafora della mente, della sua partenza nel ricercare qualcosa che la faccia fondere nell’infinito, una metafora della sua confusione, della sua frenesia, del suo mentire, del suo non capirci nulla per poi ritrovarsi a casa e avere la certezza di esserci sempre stata.

“C’è qualcosa di più grande di me in me? C’è qualcosa in me che mi contiene? Dov’è la mia casa?”

Che mistero che è la vita, non c’è niente che si possa fare per tornare a casa.

La casa è già qui, dentro di noi.

Una giornata meravigliosa.

ESISTE UN UNICO OCCHIO, UN’UNICA COSCIENZA, UN UNICO MAESTRO

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Vi propongo lo stesso messaggio dalla bocca di maestri diversi che attingono ad un’unica fonte, la stessa alla quale tutti possiamo attingere, perché è dentro di noi:

“Quando la mente semplicemente si sintonizza nello “stare qui”, allora quella mene non si chiamerà più mente. Sarà il vero sé, quell’unico sé che era sempre stato.”

(Mooji)

Contributo Video di Mooji: https://www.youtube.com/watch?v=hB2bLlxiP6o

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“E’ così, se rimango interamente con la violenza, il che significa non provare a fare nulla a riguardo, se sento che “io sono violenza” allora con l’attenzione che do a tale fattore, la sensazione chiamata violenza, con questa luce di attenzione puntata addosso, scompare completamente, per sempre.”

(Jiddu Krishnamurti)

Contributo video di Krishnamurti: https://www.youtube.com/watch?v=6FevLUxPYgk&feature=youtu.be

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“Focalizza l’attenzione sulla sensazione dentro di te. Riconosci che si tratta del corpo di dolore. Accetta la sua esistenza. Non pensarci, non lasciare che la sensazione diventi pensiero. Non giudicare e non analizzare. Non identificarti con esso. Resta presente e continua a essere l’osservatore di ciò che accade dentro di te.”

(Eckhart Tolle)

Contributo video di Tolle: https://www.youtube.com/watch?v=Tgms3AtelWA

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“Stai con la sensazione”

(Avasa)

Contributo video di Avasa: https://www.youtube.com/watch?v=H2blYwqrLgE

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“Sono le mie emozioni.
Sono il principio vitale libero e potente
di ciò che viene erroneamente chiamato paura, dolore e conflitto interiore.
Sono quell’energia intera e selvaggia, fuori ogni controllo che precede ogni emozione.
Sono tale immensità, e non il riconoscitore impaurito di tale energia.
Sono tale maestosità, e non l’infamatore confuso.
Sono tale potenza, e non il suo repressore.
Sono la paura, e non una struttura riconosciuta che parla di un impaurito.
Non sono il malgiudicatore debole, il soppressore insoddisfatto, il valutatore instabile.
Sono le mie emozioni, non sono nessun loro riconoscimento.
Sono il dolore, e non l’affranto.
Sono la paura, non l’individuo impaurito.
Sono la gioia, non la persona in stato di ebbrezza.
Sono l’amore pieno, non le sue piccole sfaccettature.
Questo è tutto ciò che sono.
Questo è il mio mondo interiore senza un “me” esterno che lo sta guardando.
Non posso avvicinarmi a tale origine o allontanarmi perchè io sono tale origine.
Non posso agire su nessuna mia emozione, non posso fare niente, esse accadono da sole.
Io sono tali emozioni, io accado senza che vi sia uno sceglitore a classificarmi, un domatore a addestrarmi, un burocrate a incasellarmi, un carceriere a circoscrivermi.
Io sono sempre e comunque tale interezza, mai un suo pezzo.
Apri gli occhi, non aver paura.”
(Marco Canestrari)

Contributo video di Marco Canestrari: https://www.youtube.com/watch?v=vmXE11eH-Ss&index=9&list=PLD6DF4B4190506CDF

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NAMASTÈ

– Gianpaolo Marcucci

HO LE PALLE PIENE DELLA NONDUALITÀ (c’è un qualcuno con le palle piene? si io!)

DI GIANPAOLO MARCUCCI
 
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Mi chiamo Gianpaolo è ho un problema: la nondualità di tutti quelli attorno a me.
 
Comunico quotidianamente per lavoro con decine e decine di persone che frequentano più o meno assiduamente gli ambienti spirituali (io sono nuovo, appena arrivato). Ci vediamo, ci scriviamo, ci sentiamo, ci skyppiamo di continuo.
 
So che chi legge per la prima volta questa parola dice: “ma di che sta parlando questo?”… Bene dovete sapere che se oggi vivi in Italia e frequenti gli ambienti spirituali, c’è una regola alla quale ti devi attenere, pena l’esclusione e il linciaggio in pubblica piazza: devi essere nonduale.
 
Non è uno scherzo, se non sei nonduale, se in te c’è un qualcuno che parla mentre stai parlando (mi sale il nervoso solo a riscriverlo) allora era meglio che quel qualcuno era ebreo durante l’olocausto, oppure negro a cena con Salvini… perché preparati..stai per essere messo alla gogna dalla Gestapo spirituale.
 
Ma andiamo per gradi.
 
Il termine (non termine) “nondualità” viene dalla parola Advaita che significa appunto “non duale” unico, indivisibile. La filosofia Advaita è la famosa filosofia del “tutto è uno”. Una figata in realtà, una filosofia estremamente profonda e pertinente che consiglio a tutti coloro che non l’hanno ancora mai approcciata. Potremmo dire che è “la filosofia” e che se la comprendi, col cuore…SE LA VIVI sei arrivato al capolinea di ogni dolore, sei in paradiso.
 
Il mio problema non sta nel termine, nella filosofia, come potrebbe? Il mio problema sta…mo lo dico…oddio che faccio lo dico?…ma si ormai…nelle persone che ne parlano a sproposito.
 
È un’ossessione, nell’ambiente spirituale sono tutti nonduali, tutti divini, tutti già realizzati e soprattutto tutti già consapevoli che “tutto è uno” e che non c’è un individuo (il famoso qualcuno) dentro al corpo, che ogni cosa semplicemente “accade”.
 
Allora…va bene, potremmo anche passare che tali frasi siano vere (anche se comunque fanno acqua da tutte le parti persino razionalmente perché se esiste qualcosa che accade esiste un punto di vista e quindi un qualcuno che esperisce tale accadere…in sostanza, la sofferenza è colui che soffre, non sono scissi…) quindi ok dai, senza fare i puntigliosi, passiamole pure come vere razionalmente…ma tu che le ripeti fino alla nausea a seconda del contesto che più ti fa comodo…LO SAI CHE SONO VERE?
 
Se persone come Mooji, Tolle o Avasa o altri risvegliati meno famosi mi dicono che non esiste l’individuo e non c’è un qualcuno, io riconosco che loro vedono quello che stanno dicendo e non stanno facendo sterile filosofia e… primo: mi piglia un colpo, secondo: mi ci incazzo perché è l’opposto rispetto a ciò che sento quotidianamente, terzo: vado sulla collina e ci medito 4 ore, (parlo di cose reali che accadono e che faccio) e magari capita pure che arrivo vicino a quella visione.
 
Esco a meditare quotidianamente, vivo accanto ad una guida spirituale risvegliata, comprendo perfettamente di cosa si sta parlando, ma non direi mai con leggerezza che non c’è nessuno, che tutto è non duale etc. Ma che senso avrebbe dirlo se non lo vedo?
 
Io lo vedo che soffrite, vedo che avete paura, vedo che credete di essere nel corpo, vedo che credete che esiste il tempo e la separazione. Si vede, dal comportamento, dalle espressioni del viso, dal tono della voce. Si vede, lo sanno tutti, glielo chiedi al pescivendolo: scusi secondo lei quella persona crede di esistere? Si, ti risponde si anche il pescivendolo, e con cognizione di causa.
 
La situazione è questa: 5 persone nel mondo vedono qualcosa di opposto a quello che vede la restante popolazione (ho messo un numero a caso magari nel 2016 sono 80, 80 in tutto il mondo intendo non in Abruzzo), potremmo dire che sono risvegliate queste 5 persone, e gli altri ripetono, a pappardella le parole che hanno ascoltato da questi 5, rinnegando se stessi, quello che sentono, quello che vivono, rinnegando proprio quell’interiorità alla quale i 5 di prima, i 5 che tutti seguono e adorano, hanno invece sempre dato ascolto, sino all’ultima parola di ciò che quel cuore doveva dirgli per poi giungere al risveglio.
 
Amico non duale in confidenza, ora che lo sfogo è finito e ci beviamo insieme un te verde biologico senza zucchero bianco che ci piace così a tutti e due:
Non è utile, se soffri, dire che non c’è un qualcuno.
 
Se soffri, c’è un qualcuno che soffre, cercalo, parlaci, amalo, perdonalo, poi magari viene fuori che non esisteva e tutti ci facciamo una risata ma…magari anche no…e in tutti i casi, assumere la non esistenza di un drago che crediamo vero e di cui siamo terrorizzati ha un nome e non è nondualità….è schizofrenia
 
Altro che tutt’uno con Dio e lo spirito, qui c’è prima da tornare umani. Torniamo umani, tutti insieme. Partiamo dalle piccole cose che ci interessano davvero.
 
Io conosco un posto dove nessuno ha colpa se non è nonduale, nessuno è stupido se non è nonduale, nessuno è non risvegliato se non è nonduale, nessuno è escluso dai giochi se non è nonduale, nessuno è out se si fa le domande, se è nella ricerca…
 
Da quel posto parto ogni mattina per andare sulla collina dove dimora il mio cuore. A volte ce lo trovo, a volte c’è solo la collina, così mi metto li e guardo il tramonto, da solo, senza il cuore, tanto so che poi torna sempre.
 
Gianpaolo

THE MOST TOUCHING SPEAKING OF GOD

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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The most touching speaking of god is happening right now,
right here in the middle of your tiny individual,
right here in the middle of your tiny suffering, of your unique fear.

Is happening, just now, don’t you hear it?

It is the holy silence, his silence.

The most touching speaking of god is the silence, it has been here forever, it will be here forever,
either if you hear it or not, you are always listening to it.

The silence means that nothing,
nothing happened.
No death to rise.
No fall to lift.

The silence means you’re home.

Be the silence.

Let the most touching speaking of god be yourself.

SONO DENTRO AL TUO CUORE

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Oggi, nel giorno in cui meno me lo aspettavo, ho avuto un incontro profondissimo.

Vado a meditare ad una fonte di acqua sulfurea non lontano da casa. Dopo molti tentativi di meditazione falliti provo una preghiera, non lo faccio mai:

“Dio mi affido a te, dammi la tua pace”

La ripeto più volte ma non succede nulla così mi metto a riposare e mi addormento dolcemente al sole.

Sulla strada del ritorno, di fronte alla macchina, prima di rientrare a casa, sento che non è finita. Questo posto deve ancora dirmi qualcosa. Giro la testa e vedo che Il cielo mi sta chiedendo di rimanere li e aspettare che il sole se ne vada completamente. Ci sono dei colori che qui io non avevo mai visto. L’ultimo visitatore mi saluta mentre l’arancione riflesso diventa viola; sono da solo ora.

Va bene, accetto l’invito, richiudo la macchina e mi rivolgo completamente al cielo. Ora qui è deserto, non c’è nessuno, solo lo spazio immenso delle colline intorno a me. Passano pochi secondi, la mente è più pulita e subito mi pervade una pace così accogliente, così leggera e rassicurante, ma così bella amici miei che non si può raccontare, come fosse fatta della sostanza della libertà di un cane che corre in un prato senza confini, come la carezza di una mano grande quanto tutto il mio corpo.

“Te l’ho chiesta due ore fa e me l’hai mandata”. Mi rivolgo a qualcuno che non sono io ma che sento presente con forza. La pace, gliel’ho chiesta prima, eccola, che bella. Per quanto è bella ti riprego. Guardo il cielo che sembra un quadro e le fronde di un alberello che lo penetrano.

Mi inginocchio, arriva un’altra onda, parlo ad alta voce: “Oh Dio! Ma io sono dentro il tuo cuore!”

Non ci siamo mai capiti, qui non è da pregare un albero o un cielo, qui è tutto cuore! Quella spiga laggiù, quel sasso, quella fontana rumorosa. Io sto dentro al tuo cuore. Che stupore, che gioia, che senso di protezione immensa, calda. Sono dentro a un cuore grandissimo.

“E quindi è così che è fatto il tuo cuore!”.

E vedo gli alberi, le montagne e vedo tutto, tutto “tu”, non lo so come si dice. È commovente quanto è bello. E’ bellissimo, è la cosa più bella che io abbia mai visto ed è sempre stata sotto ai miei occhi. E’ impossibile farsi male qui. Come si può? Come possiamo farci male dentro a un cuore così bello? Come possiamo farci male dentro al cuore di Dio?

Devo sicuramente sbagliarmi io nel guardare ogni volta che soffro.

Come pero? Ci può essere lo sbaglio dentro al cuore di dio? È permesso lo sbaglio? Mi sono forse smarrito in te? Mi sono forse perso nel tuo cuore così immenso? Nel “mio” cuore dici? Non ci credo, questo è un pensiero raffinato che fila ma questo cuore non è il mio, è il tuo.

Rispondimi, perché sono qui? Perché sono qui a forma di uomo nel tuo cuore?

Per vedere questa bellezza? Certo che è bello, certo che sei bello, bellissimo, mi fai commuovere di gratitudine per quanto sei bello. Ma non è per questo, già la vedevi la tua bellezza, tua hai creato gli occhi delle aquile, non ti servivo di certo io per vederti. Già ti vedevi. Perché sono qui, io dico, io personalmente non gli esseri umani, io proprio, io adesso, perché sono…?

“È un regalo.”

Mi esplode dentro questa frase. Ma proprio oggi che è Natale, proprio oggi?
ahahahahahah alla faccia del regalo.

“È un regalo, si chiama vita, facci quello che ti pare.”

Era un regalo.

Grazie

LA FINE DEL MALE

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Sembrava proprio che il male avesse vinto, che l’odio avesse fatto breccia.

Era stato solo un grande spavento.

Guarda l’odio negli occhi, vedrai che è nulla più di un grido che dice: “vieni amore, sono così perso senza di te”

e poi…l’amore arriva.

La vita dell’individuo è solo l’attimo tra quel grido e la risposta di Dio.

SERVE MEDITARE O IL RISVEGLIO ACCADE DA SE’?

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Esistono i buoni e i cattivi lungo la strada che ci porta al nostro cuore?

Un atto d’amore e un atto che dentro di sé non ha alcuna divisione, non ha giudizio né preferenza.

Ma allora serve meditare o il risveglio accade da sé?

La risposta dipende dal tuo livello coscienza. Sii solo onesto con te stesso: se sei la verità, vedi chiaramente che nulla serve, perché tutto è già perfetto, ovvero vedi che né meditare né credere che il risveglio accada da sé può in qualche modo essere utile a portarti nel posto in cui già ti trovi. Se credi invece che esiste il tempo, che sei in un corpo, che quando tuo figlio muore poi soffri, non ti nascondere dietro a belle teorie: ti informo che per te esistono le differenze, esistono i metodi e che fare una cosa porta risultati diversi da farne un’altra.

Fai quello che hai sempre fatto e otterrai quello che hai sempre ottenuto. Impara a meditare e starai meglio, avrai una mente sempre più pulita e, da quello spazio vuoto che starai creando con la meditazione, come un fiore sboccerà la consapevolezza che tutto è sempre stato perfetto.

Marco Canestrari dice che non esiste il tempo, che non esiste nessun metodo che potrà mai farci risvegliare, ha addirittura scritto un aforisma che recita: “non esiste nessun luogo intermedio fra dove siamo ora e l’illuminazione. Poi però consiglia di meditare. Esiste contraddizione in questo?

Non esiste una parola o una frase che possa contraddire la verità. Non esiste difetto nel sostenere l’esistenza del tempo come nel sostenere il contrario. Chi lo vede, vede anche con chiarezza che non c’è danno nel dare o nel non dare metodi. Chi esprime invece preferenze a riguardo (e avere una chiusura emotiva verso una strada piuttosto che un’altra significa esprimere preferenze a riguardo) non è sveglio, è in luogo falso della mente chiamato illusione.

Impara a discernere.

A chi esprime preferenze rispetto al fatto che meditare non è non duale perché implica l’esistenza del tempo e di un ego, rispondi che avere preferenze non è duale e implica l’esistenza del tempo e di un ego.

Chi davvero è sveglio, vede che i metodi non esistono e non sostiene frasi come “fate come dico io e non come dicono gli altri…non usate i metodi non servono a nulla”, bensì con apertura e affetto dice “a me non frega nulla di qualcosa che non esiste come i metodi, fai come ti pare basta che poi siamo tutti felici”. Gesù e Buddha non escludevano i metodi, Osho consigliava di meditare, Tolle fornisce precise indicazioni su come migliorare la propria visione e risvegliarsi, Avasa tiene le sessioni di esercizi di percezione, Marco Canestrari ha scritto da poco un libro con alcune meditazioni da seguire…non sarà mica che è l’uomo che li chiede questi metodi? Non sarà mica che i grandi maestri non erano affatto matti e semplicemente stavano compiendo degli immensi atti d’amore, anche nel dare metodi e indicazioni per liberarsi ed essere felici?

Quando vedi un maestro, un insegnante, un guru, un fratello una sorella che condivide qualcosa e afferma di essere nella luce, non guardare se ti da o no un metodo, ma se ti ama interamente. Lascia perdere le sue parole, guarda come si muove, guarda se ti accoglie o se ti rifiuta.

Ricorda: escludere la dualità non è non duale. Gli opposti esistono solo nella mente, la non dualità include tutto anche il tuo punto di vista soggettivo dal quale presto vedrai la vita risvegliarsi a se stessa.

Tu contieni l’eternità

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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L’eternità non è sul monte dove dopo andrai a meditare
Non è sul prato dove ieri sei stato in pace
L’eternità è adesso, in questo momento
Ed è in te.

Tu contieni l’ eternità.

 

IL PUZZLE DELLA CREAZIONE

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Siamo come un puzzle in cui è narrata una storia. Ogni tanto si stacca un pezzo, “tac”, e rimane un buco. Dal punto di vista dei personaggi della storia questo “tac” è un evento terrificante, è un pezzo di loro che si scioglie nel vuoto. Quello che essi non vedono, non possono vedere, è che in quell’assenza, in quel “tac” che ogni tanto si manifesta, sta ciò che li ha creati e che li alimenta, ciò che li ama e che li disegna, ciò che loro sono in verità. 

Tutti i buchi sono fatti dello stesso vuoto e noi abbiamo paura del vuoto.

Vediamo con chiusura i segni che Dio ci manda. Vediamo con paura la paura, con dolore il dolore, con offesa l’offesa e ci difendiamo da tutto.

Un giorno decideremo di vedere tutto con amore e allora vedremo che tutto è amore. Un giorno decideremo di amare ogni “tac” della nostra vita, ogni buco del nostro puzzle, OGNI PENSIERO, OGNI EMOZIONE, OGNI ADESSO. Allora ogni pezzo cadrà in un unico istante e ci sarà la sicurezza di essere proprio un buco, vuoto, non una parte di qualcosa ma un niente infinito su cui si rispecchia il divino.

Quel giorno è sempre uno, si chiama oggi e non ha fine, non muore per lasciare spazio a domani. L’oggi di Dio è sempre oggi, non c’è fretta nell’amore. Chi è dall’altra parte ci dice che già tutto è perfetto e che il puzzle non è ciò che siamo, che noi il puzzle lo stiamo guardando ed è un bellissimo puzzle, è un quadro che noi abbiamo dipinto e incorniciato per ricordarci di quanto bello era stato essere umani per un istante, di quanto abbiamo amato i corpi e le menti, di quanto abbiamo voluto la vita, di quanto abbiamo ringraziato la libertà.

Il puzzle è una festa nella mente di Dio a cui stiamo tutti partecipando.

L’INGANNO DEL FACHIRO

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Mente tu mi menti, tu non vuoi la mia felicità. Vuoi perpetuare i tuoi giochi di colpa, dolore e paura nella maniera per te più confortevole possibile.

Cambi oggetto da pensare, futuro da sperare, passato da ricordare. Cambi progetto, obiettivo, costume da indossare.

Mi tieni occupato, mi proponi di distrarmi, di giocare. Io ti ascolto, che vinca o che perda però sento sempre pungere forte lungo la schiena. Tu dici che è colpa del gioco. Se cado vinto piango e soffro, se salgo ubriaco di trionfo quasi non sento più dolore ma ho ho il terrore che esso torni…e poi torna.

Mi suggerisci di cambiare gioco, ogni volta uno nuovo, mi suggerisci di restare comodo, qui, sdraiato, da te avvolto e protetto e tentare di vincere il più possibile, mi dici che senza te sono perso.

Solo una cosa non mi dici mai, di smettere di giocare con te, di alzarmi dal letto di chiodi di cui sei fatta, dal cui conduco ogni partita.

I dadi sono tratti, tre volte 6, vinceremo stavolta, vinceremo sicuro.

Esiste un luogo…

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Esiste un luogo in cui si muove un cuore così grande da non poter essere mai visto per intero.

In quel luogo non si porta nulla, si è solo portati
Non si bussa, si è solo invitati
Non si tocca, si è solo toccati
In quel luogo una sola cosa è concessa a me, dire Grazie.

Grazie per avere il privilegio di assistere ad una così limpida e travolgente bellezza.

Gianpaolo Marcucci
Allievo della fonte manifesta nel Maestro Marco Canestrari – Accanto a te ogni cosa si scopre luce e irradia amore

UN MAESTRO È MOLTO PIÙ DI UN ALBERO

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Se guardi un albero senza nessun presupposto della mente puoi risvegliarti all’istante. I presupposti della mente però l’albero non può smontarteli, un maestro si. Un maestro è la manifestazione della fonte con il dono della parola, il linguaggio del pensiero.

Gioisci quando ne trovi uno, vuol dire che sei pronto per uscire dalla tua piccola caverna di illusione e unirti al divino.

Benedetti siano coloro che si risvegliano senza un maestro. Non è questa però né l’unica strada né la più veloce. E’ un dono che ci viene fatto quello di incontrare un maestro che ci indica la via verso il risveglio, la porta che conduce all’uscita dal sogno, il ponte che ci lega al nostro cuore.

Seppure sono imprecise queste parole, sono parole affettuose verso coloro che hanno paura dei maestri.


È una paura che tutti abbiamo avuto e che come tutte le paure è solo li allo scopo di farci permanere nell’illusione. Tu già segui i maestri amico mio, cattivi maestri: i tuoi pensieri, la tua esperienza, le tue conclusioni, le tue paure, i tuoi fastidi, le tue preferenze.

Discerni tra coloro che sono veri Maestri e coloro che hanno scopi diversi dal tuo bene.

Un vero maestro non ti toglie mai la libertà, te ne fa acquisire sempre di più perché a tua libertà è la sua libertà.

Un vero maestro non ti toglie mai energia, te ne dà di continuo perché sa che l’energia non viene da lui e lui non può esaurirla dandola a te.

Un vero maestro non ti nega mai la consapevolezza di quello che sei allo scopo di manipolarti, te ne fa acquisire, al contrario, sempre di più allo scopo di illuminare ogni zona buia dell’uno e congiungersi a te nella luce.

Un albero è un dono di Dio, un maestro è molto di più, è un suo diretto riflesso dentro la tua coscienza.

GIANPAOLO MARCUCCI
Allievo della fonte manifesta nel Maestro Marco Canestrari – Accanto a te ogni cosa si scopre luce e irradia amore

LE 9 COSE CHE IL RISVEGLIO SPIRITUALE NON È…

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Viviamo senza dubbio in un era molto confusa. Per fare un po’ di ordine nella mente rispetto a cosa ci è utile in un percorso spirituale e cosa no, si può partire da una lista fresca fresca che, è vero non ci dice cosa sia il risveglio spirituale e come raggiungerlo (in fondo è gratis ed è fatta per ridere…che vi aspettavate?) ma ci dice cosa di sicuro questo famigerato e tanto atteso stato di pace eterna non è.

Il risveglio spirituale non è…

1. Ripetere slogan e aforismi sulla non-dualità tipo “non c’è nessuno che legge questo articolo, la lettura sta solo accadendo” atteggiandosi a illuminato contemporaneo che manco Scientology.

2. Seguire ogni tanto il discorso di un maestro spirituale per segnarsi su un taccuino le frasi più fighe e scriverle sottoforma di superprofondissimi stati facebook sulla propria bacheca.

3. Leggere i libri sugli alieni

4. Essere vegetariani, vegani, fruttariani, respirariani, sassariani (esiste?) perché gli animali hanno l’anima, io ho l’anima e l’anima non si mangia lo sanno tutti.

5. Dichiararsi Master-Reiki di ottantanovesimo livello

6. Liberare la Kundalini (che poi chi l’ha rinchiusa?)

7. Fare Yoga e avere il nome spirituale contemporaneamente.

8. Recitare namioregheioò namioregheioò namioregheioò

E in ultimo, non solo inutile ma anche pericolososo per la salute…

9. Fare finta che non sia un problema essere investito da un pullman che punta verso di te a 100 km/h in discesa perché tanto non c’è nessuno dentro al corpo…sopratutto quando non c’è davvero nessuno dentro al pullmann…ma sta comunque venendo verso di te…sul serio, non c’è nessuno…l’autista è sceso…scanzati 😉

 

Ps. Appunto per coloro che si riconoscono nella definizione di “rosicone spirituale”: tutto ciò che compare elencato qui sopra non è affatto brutto, maligno o sbagliato anzi è bello e sacrosanto, talvolta anche auspicabile, semplicemente non ha a che fare col risveglio spirituale ❤

NON PUOI IMPEGNARTI AD APRIRE IL TUO CUORE

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Sono sveglio, guardo la luce dell’orologio riflessa sul soffitto: sono le 5 del mattino. C’è conflitto e ansia, paura e fastidio. Vado a meditare nel parco. La mente mi dice di non andare, che è ancora completamente buio, che farà freddo e ci saranno i cinghiali, che poi avrò sonno tutto il giorno. Non adesso paura, non adesso mente, non sei mia amica oggi, non sei mia consigliera, giochiamo in due squadre diverse, prima eri mia madre ora sei il nemico che voglio uccidere.

Per strada tutti i pensieri mi insultano, tutti, anche il pensiero della consapevolezza che tutti i pensieri mi insultano. Voglio uscire, liberarmi da questo posto, mi stringe il collo, mi sento in catene. Guardo il paesaggio, ci sono le colline, colline blu di oceano, a tratti nere di notte, gli alberi scuotono le foglie e la mia confusione. C’è silenzio. Guardo te albero perché sei fermo, sei come io vorrei essere, stabile, in pace, mosso da una volontà superiore, una volontà che non è la tua. Guardo te albero perché tu non ti metti di traverso.

“Parlami ti prego, dammi la soluzione.”

Silenzio. Solo silenzio e vento. Non ho sostegno dall’albero, non ho sostegni dentro la mia coscienza. Grido, voglio essere smentito.

Sono solo, le mie parole non le ascolta nessuno, saranno dimenticate, quest’immagine che vedo davanti a me sarà dimenticata, questo momento sarà dimenticato. Che significato ha qualcosa che viene dimenticato? Sei nella mia coscienza collina, e la mia coscienza verrà dimenticata. Che significato ha la mia coscienza? Che significato ha questo momento?Nessun significato? Non lo accetto. Nessun significato? Non lo comprendo.

“Mi avevi detto che mi avresti salvato, mi avevi detto che sarebbe andato tutto bene. Perché ora non mi rispondi più? Perché non mi parli? Perché non mi dici niente?”

“Perché fai molto rumore e non vuoi ascoltare”

L’alba nasce e sancisce la fine della notte.

Mi hai toccato albero. È tutto diverso ora, dentro di me, è diverso, c’è apertura, non sono più solo, ora ti vedo e ti ringrazio. Perdonami maestro se sono stato chiuso verso di te, perdonami per tutte le volte che lo sarò.

La soluzione non dipende dall’impegno, solo dalla volontà.
La volontà dipende da quanto vediamo.
Quanto vediamo dipende da quanto scegliamo di guardare, da quanto scegliamo di credere alla mente, alla paura, al passato.

Ogni momento è un porta chiusa verso l’immensità del cuore.
È chiusa perché tu hai paura di quello che c’è dietro.
Quanto ancora vuoi credere alla tua paura?
Non ci sono due mondi, non ci sono due porte, non ci sono due lati, non ci sono due pomelli, due serrature. Non c’è passaggio, c’è una porta sola, un lato solo, una sola mano, tendila, è la tua.

Nella paura siamo solo l’idea di affogare di un’increspatura dell’acqua sulla superficie di un torrente in caduta libera nel vuoto.

GIANPAOLO MARCUCCI
Allievo della fonte manifesta nel Maestro Marco Canestrari – Accanto a te maestro ogni cosa si scopre luce e irradia amore.