Il Bene della Collettività Non può Essere Imposto dall’Alto

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Tutti i modelli politico-economici applicati sinora alla società hanno voluto fare il bene della collettività decidendo autonomamente cosa questo bene fosse e considerandolo successivamente come un assunto immutabile. Due gravi errori possiamo ritrovare in questo ragionamento: Il primo è che la società, come qualsiasi altra cosa in natura, è tutt’altro che immutabile, ergo, nessuna “Bibbia” può guidarla in eterno; il secondo è cheper fare il bene della collettivitànon si può imporre dall’alto un “bene” teorico intuito o ragionato, l’unico modo è chiedere ad essa cos’è bene per lei.
Fino a pochi anni fa era quasi impossibile consultare la collettività su questioni come la politica, l’economia, i media, i bisogni, etc. se non attraverso il sistema del voto e dellademocrazia rappresentativa (che sappiamo oggi essere fallimentare). Oltre al dispendio enorme di risorse che si sarebbero dovute impiegare per un sistema più “diretto”, senza deleghe, mancavano due concetti fondamentali: l’estemporaneità e la trasparenza. Oggi attraverso la rete è realmente possibile chiedere alla collettività cosa vuole: la democrazia diretta è già realtà. Saremmo tuttavia a mio parere troppo ingenui se ci fermassimo alla conclusione che basta chiedere alla popolazione quali sono i suoi bisogni per risolvere tutti problemi del mondo. Cosa accadrebbe infatti se chiedessimo oggi alla collettività che cosa vuole?  

“Collettività, volete più tablet gratis o più scuole che educhino alla creatività?” Secondo voi quale sarebbe la risposta? Questo non è affatto un problema da sottovalutare.Fintanto che la massa è controllata sino nella formazione dei propri bisogni da parte dei media non possiamo interrogarla su cosa realmente vuole per se, perché non lo sa. L’uomo medio, inteso non come l’uomo stupido, ma come l’uomo tipo della società odierna, l’uomo che compone la massa, la maggioranza della popolazione, anche lo studente universitario o il politico, non sa cosa vuole. Dunque, se non si può imporre dall’alto la soluzione ma non ci si può nemmeno affidare alla “volontà popolare” cosa si può fare per cambiare le cose? Un antico proverbio cinese recita a proposito così: Se vuoi progettare un anno, coltiva il riso; se vuoi progettare un decennio, pianta gli alberi; se vuoi progettare un secolo, educa le persone.  Dato per assunto che non si può imporre il bene, se la massa non è sufficientemente consapevole per comprendere cos’è bene per lei, l’unica azione intelligente da compiere è educarla,prenderla per mano ed aiutarla a fare luce affinché diventi in grado di scegliere da sola. L’unica azione intelligente è diffondere consapevolezza, instillare l’amore per la domanda.
Non si sta però qui dicendo che dobbiamo stare fermi ad aspettare mentre qualcuno (un guru, un leader, un salvatore) arriva ed educa il mondo; a farlo devono essere coloro che comprendono questa urgenza. Dobbiamo essere noi ad informare, educare, far prendere coscienza alla popolazione dei problemi della società e durante tale fase di diffusione di consapevolezza, al fine di rendere sempre meno controllato e limitato lo spazio d’azione che abbiamo in ambito di proposta politica, a promuovere metodi che si avvicinino sempre di più alla democrazia diretta, metodi di transizione, come ad esempio la democrazia liquida dove il sistema della delega sopravvive ma viene limitato nel tempo e nello spazio (figurato), divenendo così d’aiuto anziché d’ostacolo alla partecipazione politica. Gli strumenti ci sono tutti, l’energia anche, uniamoci, cooperiamo senza uniformarci e lavoriamo ad una rivoluzione che sia senza bandiere ne stendardi, una rivoluzione che prima di tutto sia sinonimo di evoluzione.
 
L’educazione e la diffusione di consapevolezza sono le chiavi per un’evoluzione etica e democratica della nostra società

LA DEMOCRAZIA DIRETTA E’ INGESTIBILE

DI GIANPAOLO MARCUCCI

DEMOCRAZIA INGESTIBILE

Ognuno conta uno!” “Potere ai cittadini!” Mai più deleghe!” Tutti questi sono slogan oggi molto diffusi tra i movimenti che in tutto il mondo cercano di diffondere il concetto di democrazia diretta, una forma di governo all’interno della quale, eliminata la figura del rappresentante politico, tutti possiedono la facoltà di proporre direttamente iniziative che tutti hanno poi il diritto di votare.

Il modello pare funzionare e in alcuni paesi, come ad esempio la Germania, la Svezia o l’Islanda, è già utilizzato con successo. Nonostante questo sono in molti ad essere scettici nei confronti di tale modalità di governance, soprattutto in quanto secondo il principio della democrazia diretta, il concetto di delega a cui siamo legati viene messo fortemente in discussione. Mentre infatti basiamo oggi il nostro sistema di rappresentanza politica su una una forma di delega molto forte – io delego te politico a decidere riguardo a tutti i temi importanti della mia vita come la salute, l’educazione, i ritmi di lavoro, etc. per una durata di X anni – la proposta dei sostenitori della democrazia diretta è quella di utilizzare una delega leggera, revocabile e limitata nel tempo e nel suo spazio d’azione. E’ vero infatti che “ognuno conta uno” ma questo non vuol dire che se, ad esempio, un cittadino non ha le competenze in ambito economico debba necessariamente essere chiamato a votare per tutte le questioni riguardanti tale ambito. Se si presenta una situazione del genere questi potrà delegare, solo per le questioni legate all’economia, una qualsiasi persona che conosce e in cui ripone fiducia, con cui può parlare e confrontarsi in qualsiasi momento (non un politico sconosciuto e distante), ad esprimere per lui le preferenze in tale ambito, per un periodo limitato non dalla legge ma dalla propria volontà.

Infatti in questo sistema la delega, come può essere data a chiunque e in qualsiasi momento, in qualsiasi momento può essere tolta, magari perché si sono acquisite le competenze prima mancanti o perché si ha più tempo o semplicemente perché non si è rimasti soddisfatti delle decisioni prese dal delegato. La delega dunque non viene eliminata ma riformulata. La democrazia diretta, vista sotto questo punto di vista, non risulta essere un’enorme e confusionaria assemblea in cui tutti gridano gli uni contro gli altri per difendere e alimentare ognuno il proprio guadagno personale come alcuni temono, bensì appare proprio come un sistema altamente efficiente ed organizzato all’interno del quale ciascun membro, attraverso la rete può esprimere il proprio parere su ogni proposta di legge che lo riguarda (locale, nazionale e sovranazionale) e soprattutto può proporre lui stesso iniziative, leggi o referendum. Un sistema, quindi, tutt’altro che ingestibile che insieme all’evolversi della rete verso l’intelligenza collettiva e il diffondersi della consapevolezza risulta essere pieno di potenziale democratico! E allora informiamoci su cos’è la democrazia diretta e cominciamo a pretenderla usando tutte le armi a nostra disposizione; perché  la partecipazione alla vita politica non è un lusso ma un nostro diritto e un nostro dovere!

Ingrediente di una democrazia diretta e partecipata è una delega consapevole e limitata. Gianpaolo Marcucci

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La Favola di Democrazia

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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C’era una volta una città chiamata Democrazia. All’interno delle sue mura tutti i cittadini avevano l’illusione di poter contare. Siete a Democrazia, la migliore città che esista, il popolo è sovrano e ognuno col proprio voto può partecipare attivamente alla vita politica della città.” Queste parole erano scritte su tutti i muri e in tutte le case.

A Democrazia vivevano due categorie di persone: i governanti e i governati. I governanti erano un gruppo ristretto di uomini che si occupava di gestire la città, i governati erano invece numerosissimi e passavano le loro giornate a lavorare e a distrarsi davanti a bizzarre scatole scintillanti. Una tacita regola da tutti conosciuta e seguita voleva che i governati, troppo impegnati per potersi occupare delle cose di tutti, delegassero i governanti a svolgere le attività di governo. Tale meccanismo rendeva tutti contenti, i governanti che erano molto ricchi e i governati che seppur poveri non dovevano occuparsi delle noiose attività politiche. Sotto tale sistema, per anni Democrazia godette di ottima salute. Mano a mano che il tempo passava, tuttavia, i governanti si accorsero che nessuno chiedeva notizie riguardo al loro operato. Ogni cinque anni infatti i cittadini si limitavano a scegliere chi doveva governarli, senza poi curarsi di cosa essi decidessero di fare. Così riuniti in assemblea, con fare cortese, cominciarono a stipulare degli accordi tra loro e decretarono che i privilegi di cui essi stessi dovevano godere, sarebbero dovuti essere decisamente maggiori rispetto a quelli già previsti; a pagare questo aumento, dovevano naturalmente essere i governati in quanto esenti dall’occuparsi delle decisioni politiche. I Governati dovettero così lavorare di più per poter pagare nuove tasse. In cambio ottennero più ore di luce all’interno delle loro scatole. Ogni anno a Democrazia i privilegi dei governanti aumentavano e insieme ad essi le ore di lavoro dei governati. L’incremento era tuttavia così graduale che nessuno se ne accorse, e tutto sembrò sempre andare per il meglio.

Un bel giorno però, alle porte di Democrazia, bussò un misterioso cavaliere bianco. Nessuno aveva mai visto tale figura in vita sua, poteva essere pericoloso, ma i governanti, troppo impegnati a godere dei privilegi concessisi, non si curarono dell’accaduto e il cavaliere entrò senza difficoltà. All’inizio i cittadini di Democrazia guardavano con sospetto tale individuo. Lo osservavano solo da lontano, ne erano spaventati; in fondo, era un cavaliere misterioso. Ma un pomeriggio, in occasione della più importante festa della città, quando tutti i cittadini erano raccolti nella grande piazza per cantare l’inno a Democrazia,  questi fece il suo ingresso sul palco. Stette fermo per un attimo tra lo stupore della folla, poi scese da cavallo, si voltò verso il pubblico incuriosito e disse: “Cittadini di Democrazia, il mio nome è Rete, sono un cavaliere e sono qui per farvi capire che vi stanno ingannando! Vi dicono che contate, ma in realtà non siete più che polli d’allevamento! I governanti se ne stanno nei loro palazzi ad ingozzarsi mentre voi sgobbate tutto il giorno e l’unica cosa che potete fare è far finta di scegliere ogni 5 anni il vostro Re!

Vi fanno credere che non siete in grado di occuparvi della politicavi tolgono il tempo e la voglia e vi spingono a delegare qualcuno che lo faccia al posto vostro! E chi lo dice che questo qualcuno lo farà onestamente? Che farà i vostri interessi e non solo i suoi? Nessuno, e come se non bastasse, una volta delegato, non potrete nemmeno lamentarvi se le cose non vanno, perché l’avete scelto voi! Se si vuole cambiare qualcosa bisogna guardare al meccanismo, non al singolo ingranaggio. La delega è uno strumento insidioso, tanto comodo quanto dannoso. Per aspirare ad una città che sia più equa e trasparente, che permetta davvero a tutti di dire la propria, di contare, di proporre, bisogna cambiare approccio! Spegnete quelle scatole scintillanti e cominciate ad occuparvi direttamente di quello che accade fuori dalla vostra finestra, in prima persona, perché se non lo fate voi, non lo farà nessun altro. “

Appena il cavaliere finì di parlare i governanti si guardarono tra di loro e consci d’esser stati smascherati, provarono impauriti ad ordinare l’arresto del cavaliere. Ormai però qualcosa era accaduto, negli occhi e nei cuori dei cittadini era scattata una molla da troppo tempo incastrata negli ingranaggi della convenzione. Il cavaliere aveva risvegliato Democrazia! Tutto d’un colpo i governati si resero conto che i governanti erano uomini uguali a loro,  senza niente di più, e che per anni li avevano sfruttati per godere di una vita agiata. Così fecero un cordone umano intorno al cavaliere e lo portarono al sicuro. Subito dopo si riunirono in assemblea, tutti quanti, per la prima volta, e decisero di togliere tutti i privilegi e  tutti i poteri ai governanti. Seguendo Rete, eletto promotore della rivoluzione,decretarono che da quel momento ogni cittadino avrebbe contato come uno, che non ci sarebbero più stati governanti e governati e che ogni forma di delega sarebbe stata bandita.

Abbatterono i muri della città affinché chiunque potesse entrare a farne parte, e costruirono così una nuova città che chiamarono Democrazia Diretta.

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