OGNI RISTRUTTURAZIONE MENTALE È FALSA

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Pubblico un articolo un po’ tecnico ma utile a coloro che si sono imbattuti nelle dinamiche della mente.
La ristrutturazione mentale, semplificando, è l’attività di reinterpretazione compiuta da un soggetto sulla mente di un altro soggetto relativamente ad un avvenimento o più semplicemente al modo o filtro attraverso cui una persona vede la realtà.
Per chiarire: succede una cosa che vi coinvolge emotivamente, su questa cosa vi fate una vostra idea (ristrutturazione interna), e ne parlate con amici o figure di riferimento che vi daranno varie interpretazioni in base alla loro soggettività dell’accaduto (ristrutturazioni esterne) per poi rifarvi un’idea più precisa o più confusa.
“Sono finita a letto con uno, che vorrà dire? Che lo voglio o che sono debole e non volevo? Mi ci devo rivedere o devo chiudere?” Dopo un avvenimento, in base alle proprie paure la mente comincia a farsi vari film su quali sono i significati, le implicazioni future, i pericoli o le cose belle, e costruisce una versione più o meno salda di cui cercherà poi conferme all’esterno sia nelle menti degli altri sia nella sua interpretazione dei nuovi dati di realtà che riceverà. Alla fine ci sarà una stabilizzazione più o meno salda che andrà nella direzione della ristrutturazione che più apparirà corretta è avverrà il famoso: ok è successo quello.
Fino a qui il processo è abbastanza comune, ma c’è un punto che non abbiamo ancora osservato. Secondo quali criteri decidiamo che una ristrutturazione ci sembra quella corretta, quella corrispondente alla verità?
Da un lato rispondiamo alla logica. Se una persona ci dice che in realtà non è vero che ci siamo innamorati di quel tizio ma che un rettiliano ha posseduto il suo corpo e ci sta avvelenando con un siero alieno attrattivo per poi poterci succhiare gli organi interni al momento giusto…a meno che non siamo in un marasma di confusione totale…noi non prenderemo in considerazione questa ristrutturazione…be forse ho scritto di fretta…ne siamo completamente sicuri?
La logica di base delle nostre strutture è sempre presente, ma molto, se non quasi tutto, conta l’influenza che il soggetto che adopera la ristrutturazione ha su di noi, quanto lo stimiamo, quanto ci affidiamo ad esso, quanto lo vediamo sicuro nel parlarci, quanto se noi lo seguiamo ci da in cambio di ciò di cui noi abbiamo bisogno e quanto anche temiamo di perdere di questi se ci mostriamo non pendere dalle sue labbra.
Un altro dato che entra in gioco è il nostro grado di confusione. Più siamo confusi e fragili emotivamente e più nel processo di ristrutturazione tendiamo ad attuare il metodo noto come: l’ultimo che parla ha ragione.
Detto questo, vorrei porre l’attenzione sul fatto che all’interno del gioco c’è un attore che non tutti hanno considerato che è la nostra struttura di persona, la vocina interna che abbiamo nella testa e che ci dice, da quando ne abbiamo memoria, qual è “secondo noi” la verità. Quella vocina è dato per scontato dalla maggior parte delle persone che corrisponda a ciò che siamo, tuttavia non è così, è un attore come tutti gli altri in questo gioco di ristrutturazione della realtà, ha una sua visione che è parziale e dettata dai suoi traumi, la sua educazione e la sua struttura e agisce esattamente come agiscono le persone intorno a noi. Anche nei suoi confronti vale il discorso riguardo a quanto ad essa facciamo affidamento.
Ciò che voglio sottolineare a questo punto è che non esiste nessuna ristrutturazione mentale che corrisponde alla verità.
Ne quella che la nostra mente ci fornisce elaborando i dati che percepisce e interpreta, ne quella che altre persone, compresi maestri, risvegliati, psicologi, o amici molto molto intelligenti e fichi, ci forniscono.
Ogni ristrutturazione è figlia di un’interpretazione personale e chi vuole ristrutturarvi mentalmente lo fa sempre per uno scopo suo personale. L’assoluto non vi parlerà di strutture mentali e non avrà preferenze riguardo a tali strutture, l’assoluto distruggerà ogni struttura e vi mostrerà che stavate guardando un falso. Non si sta dicendo qui che lo scopo o le preferenze sono brutte e che qualcuno vi vuole fregare, stiamo facendo un discorso tecnico sulle dinamiche della mente, ci sono anche scopi che magari a voi piacciono per cui ristrutturare in un modo può essere più o meno utile, l’importante che si veda che la ristrutturazione è sempre un’approssimazione, una forzatura, un atto di distruzione e costruzione oppure appunto di ristrutturazione di una “struttura mentale” riguardo un’ “interpretazione soggettiva di un fatto” ad opera del “me” o di un altro soggetto, non dell’assoluto, e sempre “per uno scopo”.
Se quindi qualcuno vi dice che la versione vera di un fatto è quella, non dico di dubitare della sua bontà, ma della sua visione in quel momento: non esiste nessuna versione di un fatto perché tutte le versioni sono false in quanto viste da una prospettiva soggettiva a cui manca sempre una parte del tutto.
Ogni soggettività è l’interpretazione soggettiva della realtà che percepisce. “Io” sono, in quanto soggettività, tutto il mio mondo soggettivo compresa l’interpretazione che ho delle persone o degli oggetti con cui entro in relazione. Letteralmente vediamo solo il nostro filtro, la nostra interpretazione.
E’ possibile riconoscere questo e vedere che ogni interpretazione è soggettiva, che ogni versione della realtà è falsa, e che noi non siamo dentro a quel campo da gioco ma che molto più ampio e sconfinato è ciò che siamo.
La facoltà di vedere il falso è l’ancora che abbiamo nel mondo reale. Non è possibile vedere la verità perché noi siamo la verità che vede e riconosce ogni falso senza mai esserne minimamente scalfita.
La verità distrugge il falso, non ne da una versione più vera. La verità non ristruttura, perché nessuna struttura è vera.

CONFESSIONI DI UN BAMBINO DIVENTATO ADULTO

di Gianpaolo Marcucci
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C’è qualcosa di cui ti preoccupi che non ti sia stata insegnata da qualcuno? C’è qualcosa di cui ti curi che non viene da ciò che credi esser fuori da te?
Quando ero bambino non c’era fuori e sentivo le emozioni come un unico campo esteso. Se un altro bambino piangeva io piangevo con lui e poi ci calmavano insieme, senza pensare, con naturalezza, come si muove un braccio, come corre un lupo, come cresce un arbusto.
Quando ero bambino non avevo ancora deciso chi essere e da cosa difendermi.
Quando ero bambino mi scorreva la vita dentro, diretta e forte. Non c’erano cose da fare, scelte da compiere, tutto si srotolava naturalmente e tutto era sorprendentemente unico e meraviglioso.
Quando ero bambino mi è stato chiesto di preoccuparmi di qualcosa. Io non capivo perché, non ne capivo il senso, ma ho accettato quegli stimoli, perché sembravano tutti soffrire così tanto se io nn diventavo come loro volevano.
Ora non sono più un bambino sono diventato grande, un grande insieme di risposte automatiche agli stimoli esterni.
Ora non sono più un bambino, ho perduto l’innocenza e lo stupore eterno. In cambio ho ricevuto uno schema, una regola da seguire, una sicura gabbia che mi protegge dalla libertà di quel bambino che ero.
C’è pericolo a tornare bambini? C’è pericolo ad essere sempre freschi e vivi? A me ora un po’ spaventa lasciare la gabbia, ci ho passato molti anni, a voi non spaventa la libertà di un bambino?
Si, ci spaventa non seguire uno schema, non essere qualcosa di definito, che a dato stimolo ha data risposta. Sarà monotono, ma sembra, ci è sembrato così privato, così sicuro.
Chissà se esiste la scelta di seguire la paura di uscire dalla gabbia o la nostra naturale voglia di libertà oppure se tutto va al suo posto col tempo.
Tempo fa mi sono affacciato una volta fuori da me e sono tornato bambino, senza colpa, innocente. Da quel giorno ho iniziato una nuova vita alla ricerca di qualcosa di profondamente lontano e profondamente familiare, qualcosa che è convenzione chiamare spirituale, me lo immaginavo tutto diverso, me lo immaginavo mistico e fantascientifico e invece era più come tornare a casa, togliersi un peso, era più come un gioco, come riscoprirsi innocenti. Mi piacerebbe che la mia vita fosse pura come quel momento, come quando ero bambino e mi piacerebbe che anche la vostra fosse così.