OGNI RISTRUTTURAZIONE MENTALE È FALSA

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Pubblico un articolo un po’ tecnico ma utile a coloro che si sono imbattuti nelle dinamiche della mente.
La ristrutturazione mentale, semplificando, è l’attività di reinterpretazione compiuta da un soggetto sulla mente di un altro soggetto relativamente ad un avvenimento o più semplicemente al modo o filtro attraverso cui una persona vede la realtà.
Per chiarire: succede una cosa che vi coinvolge emotivamente, su questa cosa vi fate una vostra idea (ristrutturazione interna), e ne parlate con amici o figure di riferimento che vi daranno varie interpretazioni in base alla loro soggettività dell’accaduto (ristrutturazioni esterne) per poi rifarvi un’idea più precisa o più confusa.
“Sono finita a letto con uno, che vorrà dire? Che lo voglio o che sono debole e non volevo? Mi ci devo rivedere o devo chiudere?” Dopo un avvenimento, in base alle proprie paure la mente comincia a farsi vari film su quali sono i significati, le implicazioni future, i pericoli o le cose belle, e costruisce una versione più o meno salda di cui cercherà poi conferme all’esterno sia nelle menti degli altri sia nella sua interpretazione dei nuovi dati di realtà che riceverà. Alla fine ci sarà una stabilizzazione più o meno salda che andrà nella direzione della ristrutturazione che più apparirà corretta è avverrà il famoso: ok è successo quello.
Fino a qui il processo è abbastanza comune, ma c’è un punto che non abbiamo ancora osservato. Secondo quali criteri decidiamo che una ristrutturazione ci sembra quella corretta, quella corrispondente alla verità?
Da un lato rispondiamo alla logica. Se una persona ci dice che in realtà non è vero che ci siamo innamorati di quel tizio ma che un rettiliano ha posseduto il suo corpo e ci sta avvelenando con un siero alieno attrattivo per poi poterci succhiare gli organi interni al momento giusto…a meno che non siamo in un marasma di confusione totale…noi non prenderemo in considerazione questa ristrutturazione…be forse ho scritto di fretta…ne siamo completamente sicuri?
La logica di base delle nostre strutture è sempre presente, ma molto, se non quasi tutto, conta l’influenza che il soggetto che adopera la ristrutturazione ha su di noi, quanto lo stimiamo, quanto ci affidiamo ad esso, quanto lo vediamo sicuro nel parlarci, quanto se noi lo seguiamo ci da in cambio di ciò di cui noi abbiamo bisogno e quanto anche temiamo di perdere di questi se ci mostriamo non pendere dalle sue labbra.
Un altro dato che entra in gioco è il nostro grado di confusione. Più siamo confusi e fragili emotivamente e più nel processo di ristrutturazione tendiamo ad attuare il metodo noto come: l’ultimo che parla ha ragione.
Detto questo, vorrei porre l’attenzione sul fatto che all’interno del gioco c’è un attore che non tutti hanno considerato che è la nostra struttura di persona, la vocina interna che abbiamo nella testa e che ci dice, da quando ne abbiamo memoria, qual è “secondo noi” la verità. Quella vocina è dato per scontato dalla maggior parte delle persone che corrisponda a ciò che siamo, tuttavia non è così, è un attore come tutti gli altri in questo gioco di ristrutturazione della realtà, ha una sua visione che è parziale e dettata dai suoi traumi, la sua educazione e la sua struttura e agisce esattamente come agiscono le persone intorno a noi. Anche nei suoi confronti vale il discorso riguardo a quanto ad essa facciamo affidamento.
Ciò che voglio sottolineare a questo punto è che non esiste nessuna ristrutturazione mentale che corrisponde alla verità.
Ne quella che la nostra mente ci fornisce elaborando i dati che percepisce e interpreta, ne quella che altre persone, compresi maestri, risvegliati, psicologi, o amici molto molto intelligenti e fichi, ci forniscono.
Ogni ristrutturazione è figlia di un’interpretazione personale e chi vuole ristrutturarvi mentalmente lo fa sempre per uno scopo suo personale. L’assoluto non vi parlerà di strutture mentali e non avrà preferenze riguardo a tali strutture, l’assoluto distruggerà ogni struttura e vi mostrerà che stavate guardando un falso. Non si sta dicendo qui che lo scopo o le preferenze sono brutte e che qualcuno vi vuole fregare, stiamo facendo un discorso tecnico sulle dinamiche della mente, ci sono anche scopi che magari a voi piacciono per cui ristrutturare in un modo può essere più o meno utile, l’importante che si veda che la ristrutturazione è sempre un’approssimazione, una forzatura, un atto di distruzione e costruzione oppure appunto di ristrutturazione di una “struttura mentale” riguardo un’ “interpretazione soggettiva di un fatto” ad opera del “me” o di un altro soggetto, non dell’assoluto, e sempre “per uno scopo”.
Se quindi qualcuno vi dice che la versione vera di un fatto è quella, non dico di dubitare della sua bontà, ma della sua visione in quel momento: non esiste nessuna versione di un fatto perché tutte le versioni sono false in quanto viste da una prospettiva soggettiva a cui manca sempre una parte del tutto.
Ogni soggettività è l’interpretazione soggettiva della realtà che percepisce. “Io” sono, in quanto soggettività, tutto il mio mondo soggettivo compresa l’interpretazione che ho delle persone o degli oggetti con cui entro in relazione. Letteralmente vediamo solo il nostro filtro, la nostra interpretazione.
E’ possibile riconoscere questo e vedere che ogni interpretazione è soggettiva, che ogni versione della realtà è falsa, e che noi non siamo dentro a quel campo da gioco ma che molto più ampio e sconfinato è ciò che siamo.
La facoltà di vedere il falso è l’ancora che abbiamo nel mondo reale. Non è possibile vedere la verità perché noi siamo la verità che vede e riconosce ogni falso senza mai esserne minimamente scalfita.
La verità distrugge il falso, non ne da una versione più vera. La verità non ristruttura, perché nessuna struttura è vera.

La Sindrome del “Pure Io” Tra gli Spirituali Italiani

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Una tenera tendenza serpeggia nelle vaste terre dell’ambiente spirituale nostrano, quella del “Oh, guarda che pure io eh!”.

Non importa quanto unica sia stata la tua esperienza, non importa cosa ti sia capitato, non importa che cosa scrivi, non importa di cosa parli…se hai visto la madonna, se sei morto e poi risorto, se hai visto un alieno, se hai fatto una cosa che “solo 3 nella storia”, se ti sei risvegliato, se hai visto che non esiste l’Io, se hai perdonato i tuoi cari, se hai salvato il mondo da un’imminente apocalisse zombie…troverai sempre una ghermita schiera di commentatori pronti a rivelarti che si, pure loro, uguale uguale a te, talvolta un po di più…insomma: “Finalmente ci sei arrivato, era ora”.

All’inizio cosi tu che sei uno onesto, trovandoti di fronte tutti questi individui ormai realizzati e completi sei spinto a chiedergli consiglio, a farti illuminare. Essendo rimasto l’unico esemplare di persona con le domande, l’unico ricercatore che non è ancora arrivato da nessuna parte in mezzo a tutti gli arrivati anziani…di qualsiasi età anagrafica…ti affidi…oh e che avrai da perdere? Te non hai capito nulla…questi pare abbiano capito tutto…

Poi però nel parlarci…qualcosa non ti torna e dopo un po di scambi entri come in uno stato di sogno mistico, ti ricordi che questa cosa ti era già successa, quando eri bambino, e quando quel tuo compagno antipatico ti diceva che gli avevano comprato un giocattolo nuovo che te volevi ma “colcazzocheteloavevanocomprato” e te lo sfoggiava davanti tu con tono sicuro facevi: “si ma ce l’ho pure io, anzi ora mi ha stufato perché ci ho giocato troppo!” Così ti salvavi la faccia…che poi te quel giocattolo uno a quel momento non lo avevi mai visto a più di 2 metri…però ora potevi solcare fiero la soglia della porticina della giostra del cortile della scuola elementare…senza colpa di essere indegno.

Poi sei catapultato in un’altra scena, ormai quasi in trance, in un viaggio sciamanico nel tuo passato, più grande, adolescente, al bar a parlare di motorini. Quando veniva il tuo amico ganzo che aveva tutte le ragazze mentre te ancora ti facevi le pippe, e diceva che l’aveva tirato fino a 110 all’ora… tu lo guardavi con aria da motociclista navigato e dicevi “hai visto che roba? Le vibrazioni, il vento, fico eh?”. Poco importava se effettivamente te di che sensazione si provava non ne avevi nemmeno l’idea perché il tuo motorino aveva ancora i diaframmi al motore e siccome eri un ragazzino pauroso, al massimo lo avevi spinto a 65 all’ora, in discesa col vento a favore (e provando un certo brivido di trasgressione).

Il rombo del motore ti ridesta da questo sogno lucido e sei di nuovo nel presente…su Facebook, dai un occhiata a queste persone che ti circondano e che ogni tua espressione, ogni cosa che tu dici di vedere e sentire sono pronti a coprirla con la loro saggezza millenaria del “Pure io”….guardi le loro foto, vedi cosa scrivono, ci parli…
E niente…qualcosa stride, la saggezza è dichiarata, questo è sicuro, ma al contrario della dichiarazione dei redditi, pare ci sia una rincorsa a chi dichiara di più…a caso e senza basi su cui dichiarare.

Amici, io capisco che è brutto aver tentato tutta la vita di combinare qualcosa di buono e non esserci mai riusciti, lo capisco perché è la condizione naturale dell’uomo e ci dovete fare i conti prima o poi, ma il dire l’opposto, solo dirlo, senza cambiare di una virgola processo che finora ci ha portati qui, siamo sicuri che porterà i risultati che ci aspettiamo?

A no scusate dimenticavo, nessun risultato, i risultati una volta, quando eravamo ragazzini, ormai siamo tutti arrivati, non abbiamo più domande, non abbiamo più bisogno di maestri altrimenti quanto schifo faremmo a 50 anni a cercare ancora risposte da un maestro…dovremmo proprio non aver capito nulla della vita…no no dai ma che sei ancora cosi nel mentale? Ma che non lo sai che siamo tutti apposto già in paradiso risvegliati? Ma che non lo sai che non c’è nessuno che soffre? Ma che non lo hai letto su “Vanity Fair” che quella maglietta non va più di moda da aprile? Ma dove vivi? Ma in che film pazzesco sei tesoro?

Facciamo un esercizio: ogni volta che vediamo qualcuno su Facebook che dice una cosa e ci sale la tentazione di dire: “Pure io, Pure io” osserviamo che cosa sta succedendo, taciamo, chiudiamo il computer, e andiamo a farci una passeggiata…magari poi scopriremo che così, pure a noi, potrà esser servita a qualcosa quella giornata e avremo iniziato, forse per la prima volta nella nostra vita…un percorso spirituale.

Con affetto e un pizzicotto sulla guancia

Gp

La Realtà è un Videogioco

DI GIANPAOLO MARCUCCI

La realtà dell’individuo è chiusa in un quadro, una stanza le cui mura non sono fatte di mattoni o di legno ma di impulsi elettrici, di conclusioni su ciò che questo pensa e crede di essere. Questo quadro va stretto all’uomo, gli genera ansia, dolore e frustrazione.

La realtà del risveglio è nel quadrato accanto. Una realtà libera, meravigliosa, dove dolore e frustrazione non hanno più spazio per esistere.

L’uomo, che può vedere solo quadri, cerca in tutti i modi di andare da un quadro all’altro, da quello dell’individuo a quello del risveglio. Il passaggio è impossibile, secondo l’individuo le mura sono troppo solide, inutile tentare di fare breccia, a difesa di ogni lato c’è un mostro troppo forte: la paura di perdere tutto ciò che si conosce, la paura di perdere il “proprio” quadro.

Tutto ciò non è reale, è un linguaggio di programmazione, una simulazione: esiste solo un quadro ed è un videogame in cui un personaggio cerca di superare il quadro.

E’ possibile andando in fondo ad ogni emozione vivere questo quadro per ciò che è, un gioco, e vederne il codice sorgente, l’inizio e la fine, in una domanda: Chi sta giocando?

Gianpaolo Marcucci

L’Unica Guarigione Possibile

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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In molti dibattono oggi sul tema della guarigione spirituale.

Ci sono coloro che sostengono di essere guaritori, coloro che sostengono che la guarigione sia impossibile, coloro che addirittura si arrabbiano se si usa la parola guarigione perché sottintende l’esistenza di un qualcuno “malato di condizionamento”.

Facciamo chiarezza:

L’unica guarigione possibile è la guarigione del cuore ed è il cuore più calmo che guarisce il cuore più agitato.

Di fronte ad una persona più libera di noi, più in pace, più serena, a prescindere da quale sia la sua azione o parola, se siamo attenti possiamo percepire un effetto di alleggerimento della nostra attività mentale disfunzionale.

La funzione del Maestro, del Guaritore, fino a quella dell’amico più in armonia di noi che ci fa piacere vedere perché ci mette calma, è quella di abbassare il nostro livello di difesa verso l’esterno ovvero il nostro livello di paura di ciò che abbiamo dentro, che abbiamo tenuto chiuso da anni e che vuole uscire.

La ferita del nostro cuore è solo la nostra attività di tenerlo chiuso per paura che qualcuno lo veda e che esso sia brutto. Dio, Buddha, Cristo, il Maestro si mostrano a cuore aperto in un mondo di cuori chiusi e questo è per la mente (la cui funzione è soppesare, valutare, incasellare il cuore) come un’esplosione elettromagnetica che manda tutti i sistemi di controllo in avaria. Il cuore è incontrollabile, la mente riconoscerà ciò e si inchinerà di fronte ad esso.

Osservando più in profondità è possibile vedere poi che non esistono realmente più cuori. Ogni singolo cuore è un’onda disegnata del battito dell’unico cuore che esiste, il cuore della fonte, il cuore di Dio. Detto in poche parole, la manifestazione, la realtà che percepiamo compresa quella che noi definiamo interiore, è il rullo di carta su cui compare l’elettrocardiogramma di Dio. E’ una rappresentazione a più dimensioni.

Non ci è possibile vedere questo grande cuore, percepirlo, ci è possibile solo percepire l’elettrocardiogramma, la manifestazione, le sue tracce, ovvero il processo nel tempo in cui tanti cuori vengono calmati da altri cuori fino a che i cuori saranno tutti in pace e condivideranno l’unica pulsazione.

In realtà la fonte è guarigione ferma. La sua espressione è la guarigione di un cuore nel tempo

A te è visibile solo la guarigione nel tempo perché tu sei guarigione. A te è visibile solo la linea dell’elettrocardiogramma, il tentativo di rappresentare il cuore, perché tu sei quel cuore, non la sua manifestazione.

Il Mistero della vita

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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È una strana vita quella che ci hanno dato. Piena di colori, forme, consistenze. Dapprima sembra tutto semplice, se tocchi l’interruttore la luce si accende. Se fai 3 passi hai percorso due metri, se aspetti 60 secondi è passato un minuto, se ti dicono che sei brutto ci rimani male, poi ti passa. Facile. Poi ti accorgi che non è così lineare, che non è così meccanica, che non è così spiegabile, che c’è un mistero, un enigma, un qualcosa di strano, apparentemente illogico.

Il mistero è che dietro ad ogni chiusura, ad ogni sguardo abbassato, ogni parola trattenuta, non detta, dietro ad ogni respiro spezzato, ogni rigidità, ogni ticchettio del piede, ad ogni abbraccio interrotto, ogni schiaffo tirato, se guardi bene, se sei attento, vedi che c’è la stessa energia, la stessa vita, lo stesso principio. Esplode un amore che non ha forma, è di un altro mondo, un modo senza forme, e prende la forma che c’è qui, la forma che si trova qui dove sono gli uomini. È un po’ come quando ti guarda negli occhi la persona che ami, certo non può entrare dentro di te, fisicamente s’intende, come forma, eppure ti scoppia dentro, tu lo sai che è entrata, che ora è diventata “quella cosa lì”.

Non importano i blocchi che abbiamo sviluppato negli anni o le paure che abbiamo imparato a fare nostre, quel principio, quel guizzo, quella vibrazione che scuote in un momento tutta la nostra interiorità è la stessa per tutti, è condivisa, è per tutti uguale, per il pesce come per il cane, per l’albero come per l’avvocato.

È una segnalazione, un timbro: ehi uomo, questo adesso è l’amore, adesso è fatto così. Attenzione, ora è così. Ora è così! Ora così. Quella volta era fatto a forma di lacrima mentre fumavi una sigaretta sul muretto. Sempre diverso nel mondo delle forme e nella fonte sempre uguale, potente, vibrante, come un suono perpetuo, un Big Bang senza fine.

La terra ha un debito di 49 trilioni di dollari. Chi è il creditore di questo debito?

L’uomo è in deficit di 100 mila trilioni di bacetti al cuore, chi sarà mai a darglieli?

Non ci riusciamo bene a capire perché non conosciamo l’uno il punto di vista dell’altro, e per questo magari ogni tanto ci irritiamo un po’ ma come potremmo comunicare se fossimo davvero separati, se fossimo davvero due cose diverse? Da dove passerebbe il messaggio?

È una strana vita quella che ci hanno dato. Un mistero.

L’AZIENDA

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Esiste un’azienda pagata trilioni al giorno il cui unico scopo è chiedersi se ciò che entra nella nostra coscienza è un problema o no, senza che qualcuno glielo abbia mai chiesto.

I suoi operatori, travestiti da protettori e consiglieri assimilano tutta la nostra energia ed attenzione mostrandoci un mondo in cui tutto ciò che c’è, prima ancora di essere guardato, sia filtrato come potenziale oggetto di colpa.

Cosicché prima ancora di essere un oggetto quello che abbiamo davanti agli occhi, entra nella coscienza come cartina tornasole dell’ipotetico male che è dentro di noi, dell’ipotetica colpa.

Ego s.p.a. va avanti da anni, è un’azienda florida e ci protegge dalla gioia e dalla libertà sin dal principio

Tu quante azioni possiedi al momento?

CONFESSIONI DI UN BAMBINO DIVENTATO ADULTO

di Gianpaolo Marcucci
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C’è qualcosa di cui ti preoccupi che non ti sia stata insegnata da qualcuno? C’è qualcosa di cui ti curi che non viene da ciò che credi esser fuori da te?
Quando ero bambino non c’era fuori e sentivo le emozioni come un unico campo esteso. Se un altro bambino piangeva io piangevo con lui e poi ci calmavano insieme, senza pensare, con naturalezza, come si muove un braccio, come corre un lupo, come cresce un arbusto.
Quando ero bambino non avevo ancora deciso chi essere e da cosa difendermi.
Quando ero bambino mi scorreva la vita dentro, diretta e forte. Non c’erano cose da fare, scelte da compiere, tutto si srotolava naturalmente e tutto era sorprendentemente unico e meraviglioso.
Quando ero bambino mi è stato chiesto di preoccuparmi di qualcosa. Io non capivo perché, non ne capivo il senso, ma ho accettato quegli stimoli, perché sembravano tutti soffrire così tanto se io nn diventavo come loro volevano.
Ora non sono più un bambino sono diventato grande, un grande insieme di risposte automatiche agli stimoli esterni.
Ora non sono più un bambino, ho perduto l’innocenza e lo stupore eterno. In cambio ho ricevuto uno schema, una regola da seguire, una sicura gabbia che mi protegge dalla libertà di quel bambino che ero.
C’è pericolo a tornare bambini? C’è pericolo ad essere sempre freschi e vivi? A me ora un po’ spaventa lasciare la gabbia, ci ho passato molti anni, a voi non spaventa la libertà di un bambino?
Si, ci spaventa non seguire uno schema, non essere qualcosa di definito, che a dato stimolo ha data risposta. Sarà monotono, ma sembra, ci è sembrato così privato, così sicuro.
Chissà se esiste la scelta di seguire la paura di uscire dalla gabbia o la nostra naturale voglia di libertà oppure se tutto va al suo posto col tempo.
Tempo fa mi sono affacciato una volta fuori da me e sono tornato bambino, senza colpa, innocente. Da quel giorno ho iniziato una nuova vita alla ricerca di qualcosa di profondamente lontano e profondamente familiare, qualcosa che è convenzione chiamare spirituale, me lo immaginavo tutto diverso, me lo immaginavo mistico e fantascientifico e invece era più come tornare a casa, togliersi un peso, era più come un gioco, come riscoprirsi innocenti. Mi piacerebbe che la mia vita fosse pura come quel momento, come quando ero bambino e mi piacerebbe che anche la vostra fosse così.

IMPARA AD APPROCCIARTI ALLA FONTE

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Tu ascolti quello che dicono i maestri con la mente, aspetti un senso logico, aspetti che quello che ti dicono abbia un posto nella tua mente in cui poterlo incasellare, un posto che tu già conosci.
Tu sostieni che è già nota a te la soluzione e che essa corrisponde a quello che tu hai deciso essere il bene per te e ti protegge da quello che, sempre tu, hai deciso essere il male.
Cosi facendo, selezioni e segui, di tutto ciò che esce dalla fonte, solo le cose che ti piacciono, che confermano qualcosa che già conosci e ti da sicurezza (dalle idee spicciole come il ripetere a pappardella che esiste solo il presente o che non c’è l’ego, fino a quelle più elevate e sottili come l’idea di mettere in discussione le proprie sicurezze da parte di un io sempre più profondo ed intelligente) e reagisci con fastidio e distanza ogni volta che invece l’insegnamento va in conflitto con la tua struttura personale.
Se stai facendo questo, tu non stai onorando ne ascoltando la fonte, stai tifando per un concetto, per un’idea. Non sei aperto al nuovo, sei un drogato del vecchio.
È l’apertura totale, è la fiducia totale, che ti permetterà di rompere le catene dell’illusione. La fiducia verso la fonte è la fiducia verso il tuo vero sè.
Non lasciare che l’interpretazione della tua mente sia l’unica versione della realtà. La mente troverà sempre ottime scuse per attaccarsi a una parola o un gesto della fonte e distrarti dalla sua vera essenza, ergendo un concetto a divinità perché avrà generato un riflesso meraviglioso dentro di te, ma anche ottime scuse per rifiutarla, allontanarla, incolparla e tacciarla di demoniache sembianze perché avrà toccato una corda che tu proprio non volevi mettere in dubbio. Impara questo gioco e vai oltre.
Tu ti aspetti che siccome soffri ti è dato di essere felice attraverso la fonte. La fonte non fa questo, la fonte spazza via quella struttura che determina il dire soffro o sto bene. Nulla ti è dato, nulla è garantito, perché tutto è libero e tu non sei così piccolo e meschino da dover accumulare o proteggerti.
Tu ti aspetti di capire cosi dopo che avrai capito risolverai tutti i tuoi problemi. La fonte non fa questo, perché tu non sei cosi piccolo e meschino da dover capire qualcosa per essere felice.
La fonte porta tutto alla visione unica in cui il gioco in cui le persone soffrono e stanno bene a causa dei motivi è un racconto che va in onda nella TV a tre dimensioni della tua mente che da quando hai memoria ti accompagna. La fonte ti toglie gli occhiali della realtà virtuale e ti riporta nel luogo in cui nessun attacco esterno ha mai avuto spazio per nascere.
Trovare la fonte in vita che parla per la bocca di un essere umano, è un dono enorme. Omaggiala con la tua fiducia non sporcarla con le tue convinzioni, esperienze, idee, interpretazioni. Fai silenzio e ascolta, il messaggio con tutto il rumore che fanno i tuoi pensieri non passa.
Smettila di essere cosi arrogante da credere che ciò che vedi è vero perché ne fai esperienza, inizia a considerare che il filtro stesso con cui stai percependo tutto è falso e non ti porterà mai a nulla.
Affidati, con o senza paura, affidati.
La fonte è un dono bellissimo, impara ad approcciarti ad essa e sarà l’ultima cosa che dovrai imparare, perché una volta che la farai entrare in casa tua, ti accorgerai che sei sempre stato in paradiso.

Non Aver Paura

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Non aver paura di mostrare chi sei, di mostrare la tua fragilità, la tua spontaneità, le tue emozioni.
Non aver paura di far vedere cosa stai nascondendo da troppo tempo, così tanto che quasi ti sei dimenticato da che parte stavi.

Ti avevano detto che quella gioia immotivata era sbagliata, che era fuori luogo quella commozione pervadente, quell’empatia smodata, che era pericolosa quella compassione limpida e innocente.

Non aver paura, il fantasma che hai dentro di te è lo stesso che c’è dentro di me, è lo stesso per tutti e vuole uscire e mostrare al mondo che sotto al velo con cui l’hai coperto per paura, lui splende bellissimo ed ha lo stesso volto che vedi quando ti guardi allo specchio.

Ora è il momento di svelarti, non sei nato in quest’epoca per caso, non hai preso parte all’esistenza per caso. Tu sei qui per farti vedere, sei qui per liberarti, sei qui per riconoscere che grande dono che ti è stato fatto.

Dentro di te c’è un cuore meraviglioso che muove ogni cosa, lascialo libero, fatti muovere da lui, danza con lui, fatti guidare verso quel luogo da cui tutto è cominciato e tutto finirà. 

Tu sei tutto ciò che hai paura di mostrare, e sei bellissimo. 
Non aver paura.

UNA COSA CONTROCORRENTE

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Voglio dire una cosa controcorrente, una cosa personale.
Vivere è una cosa davvero bella, è una cosa unica, una cosa che vale più di un castello o di un’isola, che vale di più di tutto ciò che si può comprare.
Vivere è una cosa che vale più di un bel concetto o di una grande teoria, che vale di più di una vittoria, materiale o intellettuale. Che vale più di una sconfitta da cui imparare.
Mi sento di dirlo discostandomi da tutto il mio mondo passato, e da quello esterno presente, da tutto il filone spirituale che predica tanto bene e poi al dunque razzola proprio come me, come razzolano tutti, nell’unico modo ci è dato di razzolare.
Mi sento di dirlo anche con una punta di superiorità, con una sensazione di spavalderia e saccenza, che si infastidisca il sacerdote delle idee perfette, che si creda più arguto il protettore delle verità impacchettate e vendute su Facebook. Mi sento di dirlo in barba a tutti coloro, compreso me quando ci vuole, che dicono che qualcosa non va, che sia il vicino, il collega, il lavoro, gli esami, la dieta, i maestri spirituali, i discepoli devoti, gli eretici, la squadra avversaria, la squadra propria quando ha giocato male, la ragazza che li lascia, quella che è pallosa e non li lascia, la televisione, i politici rubacchioni, gli attivisti guastafeste.
Io voglio dire una cosa controcorrente, voglio dire che io me la spasso alla grande, che ogni giorno è una scoperta che fa girare la testa.
Dico una cosa controcorrente, a me piace questa vita, così com’è, con tutto il pacco, quello dell’emozioni che fanno come vogliono, entrano in casa tua e te l’arredano a buffo, che senza interpellarti, mentre fai colazione ti trasformano il salone in un’autostrada e quando ti compri la macchina per andarci veloce…loro l’hanno già trasformato in un delizioso teatro fine 700 che la macchina te la sbatti in fronte e anche il costume da attore che stai per andarti ad ordinare.
Non sono bravo a capire quello che succede in questo mondo. Ma Dio solo sa se avrei potuto esistere in un mondo migliore.
Voglio dire una cosa controcorrente: Grazie per il giro di giostra, se finisce domani, è stato il più bel giro che mi sia potuto capitare.
Vivete così, prendete appunti.
❤️

Io e Mooji

DI GIANPAOLO MARCUCCI

A seguito delle vostre richieste ho fatto questo video, con stile fresco e brioso e taglio personale, in cui parlo della mia esperienza al ritiro di silenzio con Sri MOOJI a Monte Sahaja.

Come l’ho vissuto e cosa mi ha toccato. Rispondo anche ad alcune vostre domande come: seguire più fonti può confondere?

Per qualsiasi altra info non esitate a scrivere nei commenti

Grazie a tutti e…Sri Moojiji Ki…JAI!

Con affetto smodato   

⁃ Gianpaolo Marcucci

TI CHIEDO SCUSA

DI GIANPAOLO MARCUCCI
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Ti chiedo scusa.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che fingevi quando mi parlavi, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che avevi paura mentre mi guardavi, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che mi accusavi, che mi odiavi, che non eri come volevo io, e che questo era un male.
Ti chiedo scusa perché ho pensato che eri tu, e che questo era un male.
Scoppiami dentro.
Voglio vedere il bello in te, esserne travolto, voglio vedere la tua innocenza, la tua grazia.
Mostrati.
Voglio vedere coi miei occhi quanto amore c’è in te, lo voglio vedere adesso, così da sentirmi libero di vedere quanto amore c’è al centro della mia più intima e solida paura. Mi affido a te per sempre.

Esercizio di Meditazione

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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Ieri abbiamo fatto un esercizio di meditazione. Marco ci ha portati all’entrata di un bosco vicino al nostro centro, e ci ha invitati al silenzio:

M. “Prendetela come un gioco, rimanete in meditazione e ascoltate le mie parole senza interpretarle, è un esercizio”

Prima di iniziare ci sintonizziamo tutti sulla domanda: “C’è qualcosa in me oltre alle mie intenzioni? C’è qualcosa dentro di me, che contiene il me?”. La domanda è un richiamo al nostro vero sé. Se c’è un filo che collega me all’essenza pura di Dio, io voglio trovarlo, voglio vederlo. Sono molto emozionato per questo esercizio, sento che porterà qualcosa di inaspettato, accetto l’invito.

Iniziamo. Siamo dentro al bosco. Tutto comincia con una corsa, non veloce, un passo sostenuto in salita. “A cosa servirà?” è il primo pensiero che affiora. A cosa servirà non lo so, oggi meditiamo, osserviamo il mio pensiero, le mie intenzioni, ci affidiamo…che corsa sia.

Corro, coi miei compagni e sollecitato da Marco metto l’attenzione su tutto ciò che sento e percepisco, ogni foglia che schiaccio, il paesaggio che cambia, il cagnolino che dall’entrata ha deciso di partecipare con noi all’esercizio, il mio battito del cuore, i pensieri che affiorano. Cerco di avere tutto nella mia attenzione.

Ci fermiamo per una prima tappa, uno spiazzo di prato, meditiamo insieme. Non appena chiudo gli occhi mi sento come abbandonarmi dentro qualcosa che mi contiene, mi rapisce. “C’è qualcosa di più grande di me, in me? C’è qualcosa che mi contiene?” Appena inizia questa sensazione subito si cambia attività, si continua il viaggio, stavolta camminando e poi di nuovo correndo e saltando giù per un percorso di trampolini di legno fatto apposta per le biciclette da cross.

Ogni attività viene sempre interrotta all’improvviso per un’altra, ogni momento di stasi viene interrotto all’improvviso per un altro momento di movimento, e vice versa, siamo in fila indiana adesso, attaccati e camminiamo mettendo i piedi dentro allo spazio formatosi nella camminata della persona davanti a noi. Sembra di vivere un videogioco in soggettiva, c’è sempre meno spazio per i pensieri.

La mia mente è diversa, sono più lucido, Marco non ci fornisce appigli, né per il piacere di una meditazione che rilassa il cuore né per il fastidio della fatica di una corsa in salita, non ci sono punti fermi in questo esercizio, tutto è precario e tutto è sempre caricato al massimo per poi non esplodere mai, è come un orgasmo trattenuto all’infinito.

Arrivati in cima alla collina ci sediamo per qualche istante, torna sempre la stessa domanda. “C’è qualcosa di più grande di me, in me?” Guardiamo il paesaggio, c’è un po di nebbia e il sole, è bellissimo. Penso che vorrei rimanere qui.

M. “Io vedo solo passato e intenzioni future, l’esercizio è fallito, torniamo a casa”

Questa frase mi entra dentro come un proiettile, sento che non è così, che è una provocazione, ma in più sento qualcosa di nuovo, che posso accettare il fallimento: non mi sono fuso del tutto? La risposta non è “No” ma è “Non lo so”. Io non lo so se mi sono fuso, non so se mi devo fondere, non so cosa mi accade dentro, noi non lo sappiamo, tutto ciò che crediamo accadere è una interpretazione falsa di un ombra su un muro davanti a noi. Ma chi muove l’ombra? Che significato ha? Io non lo so. Mi sento sempre più leggero, come affidato a qualcosa di più grande. Ci rimuoviamo, torniamo indietro, la meditazione continua.

Arriviamo allo spiazzo d’erba della prima tappa e Marco ci invita fermarci per qualche secondo, a chiudere gli occhi e po a riprendere la camminata. Prima di ripartire però apre un varco in una nuova strada. Era chiusa prima, aveva una rete con una porta fatta di staccionata e filo spinato. La apre ed entriamo, c’è nell’aria un po’ di paura, timore di star violando un luogo inviolabile, sia fisicamente, con l’idea che sia una proprietà privata, che spiritualmente con la sensazione di entrare nella parte più profonda di noi.

Camminiamo, ci fermiamo, osserviamo le mucche, meditiamo, nel bosco, ricamminiamo…ora siamo di nuovo in fila indiana e Marco ci dice di porre l’attenzione totalmente sul terreno fangoso sotto di noi. Guardo i piedi che camminano nel fango, sembra che camminino da soli, che l’energia del movimento che dirige tutto il gruppo è un’energia che viene da un’unica fonte, non da me. Sento che sta per succedere qualcosa.

M. ”Non guardate il cielo, restate con l’attenzione sulla terra.”

Che immensa voglia di guardare il cielo, lo sento sopra di me, potente e limpido, fa rumore per quanto è presente. Continuo a guardare per terra e ricevo l’invito finale:

M. “Ora correremo ad occhi chiusi, è una vallata sconfinata non potete farvi male, tutti insieme”

Corriamo, ad occhi chiusi, in mezzo al prato, è una sensazione liberatoria, fresca, che lascia spazio ad una curiosità forte riguardo a come finirà questo viaggio. Nessuno ha detto che sta per finire ma lo sanno tutti.

M. “Ora mantenendo gli occhi chiusi sedetevi, gambe incrociate”

Ci guida nella direzione, formiamo una fila, uno accanto all’altro con di fronte il mistero.

M. “Sorridete e aprite gli occhi, l’esercizio è finito.”

Apro gli occhi col sorriso muscolare sul mio viso che si distende subito e diventa involontario. Ci avevate mai pensato? Il broncio è volontario, il sorriso mai, nasce spontaneamente.

Apro gli occhi di fronte all’infinito, c’è il cielo, c’è la collina, ci sono i cavalli, il mulino a vento…”ma io sono a casa!” penso. Rido, di fronte a me c’è il posto che per gli ultimi mesi a fatto da cornice alla mia felicità, alle mie escursioni e meditazioni, alla mia eccitazione, al mio guardarmi dentro. Sono a casa penso, sono a casa.

Non immaginavo che la strada che abbiamo fatto conducesse qui.

M. “Qui siamo a casa, siamo al sicuro, non importa da dove siamo giunti, da una strada conosciuta o una strada sconosciuta, la nostra casa è questa qui. L’illuminazione è questo parco e noi ci siamo dentro, siamo sempre a casa.”

E’ davvero emozionante quello che vedo, è come essere sempre stato qui e allo stesso tempo fiorirci nuovamente. Quale può essere la metafora più efficace di illuminazione dell’illuminazione stessa? Tutto l’esercizio è stato una metafora, una metafora della mente, della sua partenza nel ricercare qualcosa che la faccia fondere nell’infinito, una metafora della sua confusione, della sua frenesia, del suo mentire, del suo non capirci nulla per poi ritrovarsi a casa e avere la certezza di esserci sempre stata.

“C’è qualcosa di più grande di me in me? C’è qualcosa in me che mi contiene? Dov’è la mia casa?”

Che mistero che è la vita, non c’è niente che si possa fare per tornare a casa.

La casa è già qui, dentro di noi.

Una giornata meravigliosa.

HO LE PALLE PIENE DELLA NONDUALITÀ (c’è un qualcuno con le palle piene? si io!)

DI GIANPAOLO MARCUCCI
 
palle
Mi chiamo Gianpaolo è ho un problema: la nondualità di tutti quelli attorno a me.
 
Comunico quotidianamente per lavoro con decine e decine di persone che frequentano più o meno assiduamente gli ambienti spirituali (io sono nuovo, appena arrivato). Ci vediamo, ci scriviamo, ci sentiamo, ci skyppiamo di continuo.
 
So che chi legge per la prima volta questa parola dice: “ma di che sta parlando questo?”… Bene dovete sapere che se oggi vivi in Italia e frequenti gli ambienti spirituali, c’è una regola alla quale ti devi attenere, pena l’esclusione e il linciaggio in pubblica piazza: devi essere nonduale.
 
Non è uno scherzo, se non sei nonduale, se in te c’è un qualcuno che parla mentre stai parlando (mi sale il nervoso solo a riscriverlo) allora era meglio che quel qualcuno era ebreo durante l’olocausto, oppure negro a cena con Salvini… perché preparati..stai per essere messo alla gogna dalla Gestapo spirituale.
 
Ma andiamo per gradi.
 
Il termine (non termine) “nondualità” viene dalla parola Advaita che significa appunto “non duale” unico, indivisibile. La filosofia Advaita è la famosa filosofia del “tutto è uno”. Una figata in realtà, una filosofia estremamente profonda e pertinente che consiglio a tutti coloro che non l’hanno ancora mai approcciata. Potremmo dire che è “la filosofia” e che se la comprendi, col cuore…SE LA VIVI sei arrivato al capolinea di ogni dolore, sei in paradiso.
 
Il mio problema non sta nel termine, nella filosofia, come potrebbe? Il mio problema sta…mo lo dico…oddio che faccio lo dico?…ma si ormai…nelle persone che ne parlano a sproposito.
 
È un’ossessione, nell’ambiente spirituale sono tutti nonduali, tutti divini, tutti già realizzati e soprattutto tutti già consapevoli che “tutto è uno” e che non c’è un individuo (il famoso qualcuno) dentro al corpo, che ogni cosa semplicemente “accade”.
 
Allora…va bene, potremmo anche passare che tali frasi siano vere (anche se comunque fanno acqua da tutte le parti persino razionalmente perché se esiste qualcosa che accade esiste un punto di vista e quindi un qualcuno che esperisce tale accadere…in sostanza, la sofferenza è colui che soffre, non sono scissi…) quindi ok dai, senza fare i puntigliosi, passiamole pure come vere razionalmente…ma tu che le ripeti fino alla nausea a seconda del contesto che più ti fa comodo…LO SAI CHE SONO VERE?
 
Se persone come Mooji, Tolle o Avasa o altri risvegliati meno famosi mi dicono che non esiste l’individuo e non c’è un qualcuno, io riconosco che loro vedono quello che stanno dicendo e non stanno facendo sterile filosofia e… primo: mi piglia un colpo, secondo: mi ci incazzo perché è l’opposto rispetto a ciò che sento quotidianamente, terzo: vado sulla collina e ci medito 4 ore, (parlo di cose reali che accadono e che faccio) e magari capita pure che arrivo vicino a quella visione.
 
Esco a meditare quotidianamente, vivo accanto ad una guida spirituale risvegliata, comprendo perfettamente di cosa si sta parlando, ma non direi mai con leggerezza che non c’è nessuno, che tutto è non duale etc. Ma che senso avrebbe dirlo se non lo vedo?
 
Io lo vedo che soffrite, vedo che avete paura, vedo che credete di essere nel corpo, vedo che credete che esiste il tempo e la separazione. Si vede, dal comportamento, dalle espressioni del viso, dal tono della voce. Si vede, lo sanno tutti, glielo chiedi al pescivendolo: scusi secondo lei quella persona crede di esistere? Si, ti risponde si anche il pescivendolo, e con cognizione di causa.
 
La situazione è questa: 5 persone nel mondo vedono qualcosa di opposto a quello che vede la restante popolazione (ho messo un numero a caso magari nel 2016 sono 80, 80 in tutto il mondo intendo non in Abruzzo), potremmo dire che sono risvegliate queste 5 persone, e gli altri ripetono, a pappardella le parole che hanno ascoltato da questi 5, rinnegando se stessi, quello che sentono, quello che vivono, rinnegando proprio quell’interiorità alla quale i 5 di prima, i 5 che tutti seguono e adorano, hanno invece sempre dato ascolto, sino all’ultima parola di ciò che quel cuore doveva dirgli per poi giungere al risveglio.
 
Amico non duale in confidenza, ora che lo sfogo è finito e ci beviamo insieme un te verde biologico senza zucchero bianco che ci piace così a tutti e due:
Non è utile, se soffri, dire che non c’è un qualcuno.
 
Se soffri, c’è un qualcuno che soffre, cercalo, parlaci, amalo, perdonalo, poi magari viene fuori che non esisteva e tutti ci facciamo una risata ma…magari anche no…e in tutti i casi, assumere la non esistenza di un drago che crediamo vero e di cui siamo terrorizzati ha un nome e non è nondualità….è schizofrenia
 
Altro che tutt’uno con Dio e lo spirito, qui c’è prima da tornare umani. Torniamo umani, tutti insieme. Partiamo dalle piccole cose che ci interessano davvero.
 
Io conosco un posto dove nessuno ha colpa se non è nonduale, nessuno è stupido se non è nonduale, nessuno è non risvegliato se non è nonduale, nessuno è escluso dai giochi se non è nonduale, nessuno è out se si fa le domande, se è nella ricerca…
 
Da quel posto parto ogni mattina per andare sulla collina dove dimora il mio cuore. A volte ce lo trovo, a volte c’è solo la collina, così mi metto li e guardo il tramonto, da solo, senza il cuore, tanto so che poi torna sempre.
 
Gianpaolo

THE MOST TOUCHING SPEAKING OF GOD

DI GIANPAOLO MARCUCCI

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The most touching speaking of god is happening right now,
right here in the middle of your tiny individual,
right here in the middle of your tiny suffering, of your unique fear.

Is happening, just now, don’t you hear it?

It is the holy silence, his silence.

The most touching speaking of god is the silence, it has been here forever, it will be here forever,
either if you hear it or not, you are always listening to it.

The silence means that nothing,
nothing happened.
No death to rise.
No fall to lift.

The silence means you’re home.

Be the silence.

Let the most touching speaking of god be yourself.